QUANTI NAUFRAGI IN LETTERATURA. QUANTE ISOLE SU CUI RIFUGIARSI. QUELLA DI PROSPERO. Quella di Robinson, o di Paul e Virginie, o di Gulliver, o dei ragazzini ne "Il signore delle mosche". Quella in cui arrivano Tommaso e Giovanna, 14 e 10 anni, dopo la tempesta che fa affondare la loro nave è veramente un' isola delle meraviglie, l'isola delle parole.
Forse è bene dire che i due ragazzi erano in viaggio per andare a trovare uno dei genitori, ma in realtà stavano fuggendo da una scuola in cui un'arcigna insegnante voleva fosse adottato un metodo scientifico per apprendere la lingua. Niente imprecisioni, niente svolazzi, niente musica delle parole. Rigore, precisione. Bisogna parlare di enunciati e continuità testuale.
"Fatti, fatti", diceva già Mr. Gradgrind in Dickens. Sull'isola i ragazzi trovano un musicista, il signor Enrico (e noi pensiamo al cantante Henri Salvador), che li accompagna in un itinerario straordinario: dal mercato delle parole all' ospedale dove giace "tiamo", esausto per aver lavorato troppo, alla casa della vecchia dai capelli bianchi che ridà la vita alle parole rare, al cimitero (muoiono 25 lingue ogni anno), alla città delle parole in cui gli aggettivi si sposano con i nomi. C' è però anche un nemico sull' isola, il governatore Necrode che vuole ridurre il numero delle parole, perché le parole sono solo degli strumenti, nè più nè meno come le automobili. E allora ogni tanto fa incendiare una biblioteca con i lanciafiamme. Come in Fahrenheit 451 <<<continua a leggere la recensione su StradaNove Libri >>>
ORSENNA È UNO PSEUDONIMO PER ERIK ARNOULT, UNA DELLE PERSONALITA' FRANCESI PIÙ IMPORTANTI.
Nato nel 1947 a Parigi, ha alle spalle una carriera insolita per uno scrittore. Dopo aver studiato filosofia, economia e scienze politiche, ha insegnato all' Università di Parigi, è stato consigliere culturale della presidenza della Repubblica ed è membro dell' Accademia Francese. Vincitore del Premio Goncourt 1998, è da 35 settimane in testa alle classifiche in Francia con il suo ultimo libro che ruba il titolo ad una canzone di Henri Salvador. (continua)
Scopro questo libro, dal titolo docile e dolce, dal mio libraio di fiducia, come sempre, sbirciando tra i libri nuovi e usati nella sezione "Ragazzi e Infanzia". Mi cattura. Lo compro. Lo leggo d'un fiato. Riscoprendo dolcissime sensazioni miste a nostalgia d'infanzia e delizia poetica, perché pur scritto con uno stile semplice e accattivante ha dentro di sé un profumo di poesia e capacità evocativa intensissime. Un libro che da stasera rileggerò a voce alta insieme ai miei figli prima di andare a dormire. E chissà che non si innamorino anche loro delle parole e della grammatica come inesorabilmente ho fatto io? 
