Intervista A Fabio Musati, Scrittore, Vincitore Premio Teramo 2007, A Cura di Marianna De Lellis:
Conosco Fabio Musati da qualche anno, e so che è il classico “tipaccio”: di poche parole, leggermente irascibile, narcisista (però lo ammette, con serenità)… per di più alto e barbuto. Quando ho davanti un suo testo, sbircio l’incipit, con una specie di timore: dove mi porterà stavolta? Perché a portare da qualche parte, Fabio porta sempre. A volte con le buone altre con le cattive, ma a qualcosa si arriva comunque e che lo si voglia o no. E soprattutto che l’autore stesso lo voglia o meno.
- E io non voglio portare da nessuna parte, perché dovrei sapere dove sto andando e non lo so mai, macchina inconsapevole trascinata da un carro di parole, messe dentro chissà quando, e come, e da chi, e perché. Sono sul carro, oppure legato dietro con una corda, trascinato come un peso morto nella polvere di carta che si alza mentre scrivo…
A portare da qualche parte, malgrado le tue intenzioni, sono le atmosfere dei tuoi racconti, nette, limpide, anche se calate in una giornata di nebbia milanese, i tuoi personaggi tridimensionali, scolpiti quasi… c’è poco da fare, quando leggo le tue storie so che non ho scampo: mi tocca seguirle.
- Non chiedo di meglio che lettori che mi diano la caccia, che stanino la mia voglia di raccontare, che si inventino trappole per mettermi sottosopra, invertendo il rapporto con me.
Mi piacerebbe istigare Fabio a parlare non tanto dei suoi scritti, del suo stile narrativo, dei sui percorsi creativi o ancor più dei suoi passi da esordiente verso il mondo dell’editoria…no, non lo farò parlare neppure del Premio Teramo 2007 che ha vinto col suo racconto “La Gabbia” (che racconto!!! Durante la lettura non sapevo se amare o odiare il protagonista, per certo avevo una sorta di affanno, un vago capogiro e senso di oppressione…come se stessi girando da ore su una ruota o vogando lungo un fiume… e ormai non mi è possibile più restare indifferente di fronte a qualunque libretto di istruzioni!... chi avrà la fortuna di leggere questa storia capirà cosa intendo)… Insomma Fabio, farei di tutto per non solleticare la tua vanità :))
- Ah, che peccato! Adoro parlare dei miei scritti, come di miei figli mandati in giro per il mondo, piccolo per ora. Adoro quei piccoli animali, creati per intrufolarsi nella mente di pochi o tanti lettori, che li facciano propri, li addomestichino in qualche modo, mettendogli il collare di casa, con scritto su il nome del nuovo padrone. Che angoscia, adesso che ci penso! Tornate a me, piccoli bastardi, dove andate?
Scherzi a parte…Quando penso a Fabio Musati “artigiano della scrittura” come ami definirti, penso a un narratore, uno che chissà perché e chissà per come passa ore del suo tempo a scrivere per narrare storie, vere, false, un po’ sì e un po’ no, talvolta surreali, talaltra iperreali, sempre comunque ambientate in situazioni in un certo senso sublimate….
- A scrivere se stesso, a provare a reinventarsi come ricetta di vita, o medicina del silenzio… <<<CONTINUA>>>
Consiglio vivamente di leggere tutta l'intervista, condotta egregiamente dalla nostra Marianna De Lellis/esteriade. Un dialogo sulla scrittura con Fabio Musati condotto in forma lieve e profonda, proprio nello stile di entrambi questi scrittori singolari e bravissimi.
Un padre distante, manesco, geloso. Una nonna buona, ma ancorata al passato; sorda, perché il presente forse è meglio non sentirlo. Una mamma-angelo. "Le nostre vite ruotavano attorno alla sua come pianeti che abbracciano il Sole senza riuscire a toccarlo...". Una bambina, ultima di otto fratelli, che subisce quell' "essere troppi" fatto di abusi, indifferenza, assenza di attenzione, mancanza di matite colorate con la punta che non si rompa appena le appoggi al foglio. Risultato: anche lei diventa fragile come la punta di quelle matite. Diventa, come la definiscono i primi amici, appiccicume. In fondo agli occhi, lo sguardo del cane eternamente in cerca di un padrone; nell'anima un infinito senso di inadeguatezza che la spinge a strappare il guinzaglio a lungo agnonato, non appena lo trova. A trovare sollievo nella perdita di qualcosa di prezioso, perché almeno così finisce la paura di perderlo. Un romanzo molto vero, avvincente sia quando parla del mondo interiore della protagonista, sia quando si affaccia all'estreno sulla cronaca (storia) degli anni 70/80. Si può scaricare su Vibrisselibri, o trovare in libreria rimaneggiato e arricchito di un capitolo (Ed. Rizzoli). Recensione di LiviaR
Quando ho letto questa recensione di Livia, ho pensato che di lei ci si può fidare. La conosco, via web, ma la conosco. So come legge e soprattutto come edita testi, per gioco, per amore, per passione. Se mi dice "è un bel libro, io so che è un bel libro". E infatti non si è smentita. Ho prelevato il file in .pdf da Vibrisselibri ho iniziato a leggere stamattina, mentre ingannavo l'attesa tra una faccenda di casa e l'altra. Ho ancora la casa in disordine, i letti sfatti, tutti i vestiti dei figli in giro per casa. Perché ho mollato tutto lì e ho letto il libro di Monica Viola. Non sono riuscita a staccarmene. Un bel libro, come dice Livia, molto vero. Io mi ci sono riconosciuta. In tante piccoli particolari, dettagli di un'infanzia e un'adolescenza che ho probabilmente vissuto solo con lo scarto in avanti di qualche anno, rispetto alla protagonista. Però è vero, c'erano le "bambine chignon" che facevano danza classica e sembravano arrivare da un altro pianeta, le ho conosciute anche io; c'erano i gruppi "chiusi", quelli in cui entravi per esser qualcuno, ma se non ti adeguavi o non avevi i vestiti giusti, le scarpe giuste, il motorino giusto, non eri preso in considerazione; c'era comunque il senso di prigione che la casa, la famiglia trasmetteva e il bisogno di spazi ampi e spensieratezza, ma anche di attenzione, di ascolto, da parte degli adulti di casa, in un'epoca in cui spensieratezza e ascolto, forse, non erano nemmeno ancora un parole contemplate nel vocabolario. Ho letto e ho rivisto in molte cose me stessa. Quel senso di inadeguatezza, di invisibilità che frustrava ma che in qualche modo spingeva a mettersi in mostra, ad agire. Per dimostrare di esistere. Di aver diritto a esistere. Ho letto con piacere, la prosa è molto pulita, ben calibrata nonostante lo stile narrativo in prima persona e scanzonato, quasi ironico dell'autrice. Ho riso, ho pianto, insieme alla protagonista, lasciandomi coinvolgere dallo spirito drammaticamente lieve che permea tutto il romanzo. E' bello, quando leggi un bel libro. Ed è ancor più bello sapere che questo libro troverà gli onori delle stampe molto presto. Perché lo meritava.
E' un periodo in cui leggo bei libri, ancora bozze, manoscritti, ma che sicuramente diventeranno carta. E' un momento d'oro!
Sto sperimentando aNobii.com. Ogni libro inserito nella libreria personale ha una scheda che può essere aggiornata, commentata, e completata. Inoltre esiste un tool che ti permette di inserire informazioni di un certo libro sul proprio blog. Ecco fatto, questo è quanto.
La cosa bella, forse un po' nostalgica, ma anche sotto certi aspetti divertente di questo aNobii.com, è che sei costretto, per catalogare tutti i libri che possiedi, di riprenderli tutti in mano, spolverarli, e sfogliarli. Magari erano anni che non lo facevi. Magari spolverarli sì, ma riprenderli in mano e sfogliarne le pagine, no. Quello forse no. E allora riscopri piccoli segni che avevi lasciato, frasi (io ero una grafomane da ragazza, su ogni libro scrivevo frasi che non c'entravano niente col libro e con la storia che stavo leggendo) e magari scivolano fuori vecchie fotografie, o bigliettini usati come segnalibro, piccoli frammenti di vita rimasti imbrigliati tra le pagine di un libro ormai dimenticato.
E ti accorgi, mano a mano che cataloghi e aggiungi libri letti, amati, conservati gelosamente (anche se sono semplici paperback dalla copertina ormai frusta) che i tuoi gusti letterari negli anni non sono poi così cambiati, e che forse, non sei poi così cambiata neppure tu. Per esempio, avrò almeno 10 libri di Pavese e Calvino. E sette o otto di Pirandello. Li ho amati in un modo quasi viscerale, fisico, all'epoca. Leggendo e divorando, andando per libreria alla ricerca di ogni libro che fosse stato scritto da loro. (Le bancarelle dell'usato! Ah, che passione!) E ancora oggi, se devo prendere a caso un libro dalla mia libreria, così, senza premeditazione, sicuramente è un libro scritto da loro.
Ma poi ci sono quelli più nuovi, che raccogli con il proposito di leggerli, e che - almeno io faccio così - con ogni probabilità finiranno nella valigia quest'estate, più pesante per via della carta stampata che conterrà che per i vestiti che mi porterò dietro...
Insomma, sto folleggiando dietro ai miei libri, in questi giorni. Nonostante abbia tante cose da fare. Ma un po' di tempo per me, dietro ai ricordi e dietro alle passate malinconie, ogni tanto fa bene concederselo.
[dalla Guida di Supereva su HarryPotter, articolo di Marina Lenti] Dopo la fine della saga, un bilancio sull'impatto del maghetto nei confronti delle abitudini di lettura dei più giovani
.Sono stati recentemente diffusi i dati di uno studio, effettuato su un campione di Americani fra i 5 e i 17 anni, commissionato da Scholastic in riferimento all'anno 2006 e all'impatto che il maghetto di J.K. Rowling ha avuto sulle abitudini di lettura dei giovanissimi.
Le risultanze ci rivelano anzitutto che non solo ne ha beneficiato l'affezione alla lettura, cosa ormai già nota, ma anche il rendimento scolastico (65% del campione). Per quanto riguarda il primo aspetto, su 500 ragazzi intervistati, più della metà ha dichiarato che, prima di Harry Potter, non aveva mai letto un libro per svago mentre, per il secondo aspetto, i miglioramenti sono stati riscontrati soprattutto fra i maschi, i quali solitamente, nei test d'esame, totalizzano punteggi inferiori a quelli delle femmine.
>>>CONTINUA A LEGGERE<<<
Io personalmente ho potuto indurre alla lettura alcuni ragazzini che avevano in odio persino la vista di un libro, proprio attraverso la lettura di Harry Potter, che solitamente faccio iniziare dal 3° libro (Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban) perché più "adulto" e avvincente. Quest'estate era tutto un fiorire di amanti della lettura in spiagga!
Yes I do! Ho scoperto - in ritardo per la verità, come molte cose mie... - Anobii da qualche giorno e non riesco a smettere di divertirmici. Cos'è Anobii? E' un grandissimo database, nel quale si possono costruire le proprie librerie. Attraverso i codici ISBN dei libri che si possiedono, inserendoli, si aggiungono informazioni ai libri, che vengono registrati con la loro copertina, e le informazioni sulla casa editrice. Anche i vecchissimi libri senza ISBN possono essere inseriti, attraverso un sistema di comunicazione con la direzione di Anobii che cercherà informazioni, registrerà e catalogherà i libri segnalati. Alla fine degli inserimenti, se si saranno compilate correttamente tutte le parti, si avranno persino interessanti statistiche su quanti libri si possiede/si ha letto, in totale e suddivisi per autore, quante pagine lette in un determinato anno, quanti in lettura, quanti ancora da iniziare, e soprattutto quanti graditi e quanti no. Si saprà in tempo reale anche quanti altri iscritti ad Anobii posseggono il tuo stesso libro, e soprattutto si potrà comunicare con altri iscritti per chiedere consigli, segnalare novità o semplicemente ringraziare per le informazioni ricevute. E' davvero una cosa simpatica e divertente. In più restituisce, in parte almeno, onore e credibilità e immortalità a questi oggetti così speciali che sono i libri.
Generalmente io leggo italiano. Da sempre. Lo so, si dovrebbe leggere di tutto, ma non ne posso fare a meno. Quando vedo un nomeecognome italiano, non so resistere. E compero il libro. In genere, per gli italiani vado a occhi chiusi, mentre per gli stranieri mi informo all'inverosimile. Leggo la storia degli autori, le recensioni, ascolto i pareri di amici e parenti. Che si tratti di una Kathleen Smith qualsiasi o di un ben più famoso Wilbur, devo prima saggiare il terreno. Con gli italiani, invece no. Compro e leggo. E poi magari lascio stare perché non ne vale la pena, certo.
Ultimamente sono stata presa dalla febbre del Fantasy. Vuoi perché è un modo per dialogare di scrittura e lettura con mio figlio più grande e con quello più piccolino, vuoi perché comunque il fantasy è un bel mondo parallelo nel quale rifugiarsi quando si ha voglia di evadere. Leggere per me è evasione, è avventura, è estraniazione. Niente di più bello di un mondo che non c'è nella realtà, per fare tutto ciò. E con la smania del fantasy dell'ultimo periodo, ho abbinato la mania di leggere italiano. E sono molto contenta di ammettere che leggere fantasy italiano vale la pena! La mia libreria trabocca ultimamente di nomi italiani come Licia Troisi, Milena Debenedetti, Francesco Falconi, e Andrea D'Angelo. Di cui ho letto con interesse le dispense scaricabili da internet sullo scrivere fantasy "Un nuovo mondo". Adesso ho sul comodino e sto leggendo con vivo interesse il suo ultimo romanzo "La Rocca dei Silenzi". Sono appena all'inizio, ma si tratta di un'inizio alquanto promettente. Scrive con sicurezza, con studiata maestria nel abbinare aggettivi e sostantivi, dosandoli senza strafare e resistendo alle tentazioni fin troppo facili di impreziosire lo stile con svirgolate stilistiche gratuite. Una scrittura pulita, dunque, essenziale, ma molto efficace. Sicuramente accattivante e intrigante. Da tenere in considerazione. Sul blog di D'Angelo una classifica molto interessante sugli autori fantasy internazionali da leggere e da seguire con attenzione. E' interessante la classifica di D'Angelo, ma anche quella che altri autori emergenti hanno stilato nel blocco commenti. Per chi ama il fantasy, tutti questi sono blog e siti web da tenere registrati nei preferiti.
Dal Blog di Barbara Garlaschelli un'altra interessante iniziativa che riguarda la scrittura:Amo i racconti. La mia carriera di scrittrice è cominciata con un libro di racconti. Faulkner sosteneva che scrivere racconti è la cosa più difficile dopo la poesia. E più il racconto è breve, più le difficoltà crescono. E' difficile raccontare una storia in poche righe. Una storia compiuta, intendo. Ci vuole ritmo, scrittura, equilibrio, intensità, disciplina.
La sfida/proposta è questa: scrivete UN SOLO racconto che non superi le 30 righe (la classica cartella 30 x 60 ovvero 1800 battute) riguardante un episodio della vostra vita che ritenete significativo quindi deve essere un racconto autobiografico o di fantasia ma comunque in prima persona. Mandatelo via mail a questo indirizzo cortosipuofare@gmail.com. Le giurate siamo io e Daniela Losini. La scadenza? Entro il 31 gennaio. >>>> continua a leggere sul Blog di Barbara Garlaschelli <<<<
Be', che dire... se non fosse che non so scrivere racconti brevissimi, parteciperei. Ma poiché amo anche leggere, mi diletterò nel vedere le proposte che saranno pubblicate in quel blog davvero interessante! 
Ho appena terminato di leggere Novecento di Baricco.
Leggi Novecento! mi hanno detto, quando dopo aver letto Castelli di Rabbia, Questa Storia e Senza Sangue, storcendo il naso per la delusione, esprimevo tutto il mio rammarico per non essermi ritrovata sognante ed entusiasta. Eppure, caspita, questo scrive da dio. Perché non mi è piaciuto?
Leggi Novecento.Fidati, leggilo e poi mi dirai! Mi hanno detto.
L'ho letto.
Bello.
Punto.
Forse ho già letto qualcun altro che scrive cose così.
Cosa mi ha fatto pensare?
Al Barone Rampante di Calvino. Cosimo Piovasco di Rondò, lui su un albero ci è salito e ci è morto pure.
Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, è nato su una nave e su di essa ci è morto.
Come Cosimo, ha provato a scendere, ma a un certo punto ci ha ripensato.
Scritto in maniera differente. Epoche differenti. Suggestioni differenti.
Ma Il Barone è il mio libro.
Novecento, non penso lo diventerà.
Leggi Seta, adesso mi dicono.
Leggerò anche Seta. L'ho comprato, è corto. Che ci vorrà mai? Ne hanno fatto anche un film...
E poi, forse, a questo punto Oceano Mare.
Ma il problema è sempre quello: la scrittura di Baricco mi affascina, mi inebria, mi alletta, mi solletica. E poi... e poi tutte le volte alla fine mi rimane uno strano retrogusto di delusione.
Non mi convince. Eppure dio solo sa se lo vorrei!
Ormai è un'abitudine. Leggere dico. D'estate leggo moltissimo, addirittura divoro libri su libri. D'inverno meno, anche perché ho molti manoscritti del servizio Lettura Incrociata del Rifugio degli Esordienti da leggere e da commentare. E poi, d'inverno io in genere scrivo. Ma d'estate, lontano da pc e internet, be', mi scateno. Quest'estate ho letto:
Il Trono di Spade
Il Grande Inverno
Il Regno dei Lupi
La Regina dei Draghi
Tempesta di Spade
I Fiumi della Guerra
Il Portale delle Tenebre
Il Dominio della Regina
Tutti dello stesso autore, George R.R. Martin. Che dire? Strepitosi, stratosferici. Stra. Punto. Caratterizzazione dei personaggi incredibile, situazioni esaltanti, ambientazioni davvero fotografiche. Belli. tutti. Tanto che sono alla ricerca degli ultimi due. Non me li farò scappare affatto.
La setta degli assassini
Le due guerriere
di Licia Troisi. Confesso, avevo letto i primi tre libri della prima trilogia, entusiasta. Bellissima Nihal, con una caratterizzazione e ambientazione di un mondo particolare fatte a regola d'arte. Sennar poi era diventato il mio personaggio preferito, tanto la Troisi lo aveva caratterizzato bene. Adorata anche la tenera storia d'amore. E io sono sensibile alle storie d'amore. Si sa. Ebbene, ho letto questi ultimi due libri, della seconda trilogia, con molta fatica e profondo fastidio. Il clima cupo, tenebroso, ma soprattutto l'aria mortifera che si respira in ogni magina mi ha causato un disagio profondissimo. Ho spesso saltato le pagine e alla fine ho chiuso sull'ultima parola con sollievo. Mi spiace, perché la Troisi scrive bene, ed è davvero molto brava. Tifo per lei e per tutti gli scrittori italiani di fantasy. Però...
L'ultimo elfo
di Silvana de Mari. Tenerissima favola fantasy, scrittura lieve, situazioni ingenue e di divertimento puro tutte imbevute da una profondità e riflessioni intense. Davvero un gran bel libro che ho comprato per mio figlio ma che mi sono goduta fino in fondo. E ovviamente acquisterò il secondo libro, L'ultimo Orco, che fa parte di una trilogia che non mi perderò assolutamente.
La magia del lupo
di Michelle Paver. Anche questo è il primo libro di una trilogia denominata Cronache dell'Era Oscura. Ambientato nella preistoria, magistralmente scritto è la storia di un ragazzino che deve salvare l'umanità da una minaccia oscura, solo grazie alla guida del cucciolo di lupo che lui salva. Anche questa sarà una trilogia che non mi lascerò sfuggire e che raccomando come lettura per i ragazzi.
Io robot
di Isaac Asimov. Mitico, leggendario scrittore di fantascienza, pensavo di dover iniziare a leggere prima la sua raccolta di racconti sui robot e interiorizzare le tre leggi della robotica, prima di avventurarmi nel suo mondo La Fondazione, per poi proseguire con altri autori sempre di fantascienza. Ho però scoperto che la fantascienza un pochino mi annoia (quando invece al cinema mi appassiona e mi fa impazzire letteralmente). Preferisco il fantasy. Mi diverte e mi rilassa. Sorry.
Aidoru
di William Gibson. Ecco, tanto per dimostrare che se affermo una cosa, tipo quella che la fantascienza mi annoia, lo faccio dopo aver effettuato qualche tentativo, e non mi arrendo al primissimo. Un libro piacevole, molto interessante anche perché tutto quanto è cyber a me affascina e questo libro di cyber è intriso. Gradevole e ben scritto. Ma non ha permesso un cambio di direzione. Resta fermo il Fantasy, piuttosto che la fantascienza. Insisterò, comunque.
Harry Potter and the Deathly Hallows
di Joanne K. Rowling. Il settimo e ultimo libro della saga di Harry Potter. Che io l'abbia letto quattro volte forse non conta, nella conta dei libri letti quest'estate. Un libro che mi è piaciuto moltissimo, nonostante i pareri non proprio entusiasti di altri fantatici. E il rammarico per il fatto che ahimè, pare che l'avventura di Harry sia davvero proprio finita.
Ora invece sto leggendo:
L'ultimo canto delle sirene (o I figli del Tritone)
di Poul Anderson. Un bel libro, ambientato prevalentemente sott'acqua. Scritto benissimo da questo scrittore di fantascienza prematuramente scomparso, e avvincente, nonostante il sottofondo malinconico dell'ineluttabilità delle cose. Consiglio vivamente.
Ne avevo letto su altri blog ed era un po' di tempo che pensavo di aderire all'iniziativa, soprattutto perché negli ultimi anni sto leggendo molto libri di esordienti e/o emergenti che pubblicano con case editrici "minori" o piccolissime. Sono infatti tra quei lettori che vanno dal proprio libraio di fiducia, insistono affinché ordini attraverso il computer o il telefono libri poco conosciuti e chiaramente non in vetrina, rompe le scatole finché tali libri non arrivino a destinazione e quando proprio non si riesce ad ottenere nulla, si rivolge direttamente alla casa editrice o via mail o via telefono direttamente. Così ho fatto per Io l'Immortale di Angela Catalini, edizioni Ennepilibri, così ho fatto per Diecimila e cento giorni di Claudio Martini, edizioni Besa, così sto facendo per tutti gli altri che ho in animo di leggere da qui a Natale. Per cui, in questa iniziativa di supporto alla piccola editoria di qualità mi ci ritrovo e mi ci riconosco. Ecco qui, chi passa e magari si chiede in cosa consista, andate a dare un occhiata e vedrete che lo scopo è davvero onorevole! (da qua, la bannerizzazione del blog)
Nel romanzo un immortale, Uberth, racconta in prima persona le peripezie che ha vissuto attraverso le varie epoche, alla ricerca delle sue origini. La storia potrebbe ricordare a qualcuno la trama del film The Fountain, ma l'autrice stessa ci tiene a sottolineare che il libro è stato scritto in tempi "non sospetti", e che la storia ha parecchie varianti. Per saperne di più andiamo a leggere la trama: "Il protagonista del libro si chiama Uberth ed è immortale, eppure l'immagine della morte è presente in tutta la narrazione. La morte è corteggiata, anelata, cercata. La narrazione in prima persona segue i pensieri del protagonista e attraverso il suo punto di vista vengono descritti gli altri personaggi, le epoche e le realtà che ha vissuto attraverso i secoli alla ricerca delle sue radici e del segreto che lo ha reso impermeabile alla morte. Il romanzo inizia immettendo senza preamboli il lettore nel cuore della situazione: Uberth si trova in un'isola sperduta dei Caraibi nell'ultima era possibile. La terra, infatti, è stata sconvolta dai mutamenti climatici e l'unico superstite dell'isola è un vecchio che ha perduto il senno. Quando il vecchio muore Uberth si ritrova nuovamente solo, una condizione che conosce fin troppo bene. Ma un giorno arriva una nave e finalmente incontra Esra, una sua pari. La donna è reticente e molto misteriosa perché nasconde un segreto che li porterà entrambi ad affrontare un viaggio molto pericoloso oltre il mare e gli oceani affinché si compia il destino al quale erano predestinati." Io, l'Immortale di Angela Catalini (Ennepilibri 2006, collana narrativa, pag. 80 — € 12,80 — ISBN 88-7908-103-9) (Fulvio Zorzer per FantasyMagazine)
Ho letto il libro. Angela, conosciuta virtualmente su un forum di scrittura e di scrittori qualche anno fa, blogger su splinder con il nick cristalpen e frequentatrice a pieno ritmo al forum FIAE a cui partecipo anche io ormai da tempo, scrive bene e in maniera asciutta ma allo stesso tempo emozionale. Sa dirigere il lettore verso il giusto obiettivo della narrazione e sa accompagnarlo in maniera sapiente verso la fine e la rivelazione. Questo è il suo primo romanzo, fantasy ma neppure troppo, la storia di un immortale con il peso della propria condizione che porta a spasso nel tempo e attraverso la storia, alla ricerca di un perché, di uno scopo, di una soluzione al fardello che vive con dolore. Il finale non è scontato come non è scontata la storia. Un libro che si "brucia" in pochissimo tempo, e se un difetto si può trovare è solo l'esser troppo breve. Bella prova, Angela! (p.s.: il fatto che abbia seguito passo passo le fasi "di lavorazione ed elaborazione" del romanzo non significa che il mio giudizio di lettrice sia inficiato dalla simpatia nei riguardi della scrittrice. Chi frequenta il forum di lettura e scrittura di Fiae sa che sono sempre molto sincera e per niente indulgente in fatto di scrittura, stile, trama e quant'altro
)
Il romanzo è la storia di sette amici provenienti dall'immaginaria città di Derry, ed è raccontata alternando due diversi periodi di tempo
(Wikipedia)
Alla fine l'ho letto. Tanto ne avevo sentito parlare, tanto ne avevo sentito tessere lodi sperticate che forse mi si era venuta formando una grande diffidenza, un profondo pregiudizio: in genere ciò che tutti trovano bellissimo, un capolavoro, a me non solletica neppure un pochino. A rincarare la dose, la mia totale e assoluta indifferenza (quando non sottile avversione) per l'horror e il noir. Ma ho vinto quella diffidenza e ho iniziato a leggerlo quest'estate. Mi ci è voluto un pochino per entrare nella narrazione, quel tanto da esserne risucchiata e comunque mai completamente poiché ogni tanto risalivo in superficie per respirare e rielaborare certi passaggi, certe metafore. Ma si può dire che sia stata l'unica lettura che veramente mi abbia colpito quest'estate, che mi abbia lasciato un bel retrogusto di soddisfazione letteraria. Perché l'ho adorato.
Mi ha colpito la scrittura complessa e abbondante - un termine che mentre leggevo mi veniva alla mente era "scrittura cremosa" - piena di descrizioni puntigliose e di metafore, di esempi di evocazioni. Mi ha sorpreso la cura nel descrivere e nel caratterizzare i personaggi e le situazioni di normale quotidianità. Ho adorato i bambini che giocano nelle fogne a cielo aperto e mi sono appassionata alle vecchie storie della vecchia Derry, la città dove il romanzo è ambientato, una su tutte: l'incendio al Punto Nero, vero e proprio culmine della storia. Mi hanno entusiasmato meno le descrizioni orrorifiche degli incontri con IT e le scene truculente di varie maciullazioni. In ogni caso, è un gran libro e Stephen King scrive in maniera eccelsa. Leggerlo poi nella lingua madre è ancor più coinvolgente.
Di certo leggerò altro di King - avevo già letto On Writing, ma non è la stessa cosa - cercando di trovare nell'immane elenco di libri scritti, qualcosa di più "umano" e meno horror. Ma da questo libro in avanti, annovererò S. King tra i miei scrittori preferiti per stile e capacità descrittiva.
Quando parlavo di smobilitazione, vedevo dinnanzi a me un tempo lunghissimo di lontananza e distanza. Ora questa distanza si è colmata, la lontananza è solo un ricordo. E ogni tanto, durante la giornata, mi chiedo: ma c'è stata l'estate? A parziale conferma che effettivamente i mesi estivi sono arrivati e passati in un lampo, è la misera pila di libri letti durante la mia lunga permanenza in Calabria. Misera perché rispetto agli anni passati ho letto molto poco. Questo l'elenco:
Eragon - Christofer Paolini
Eldest - Christofer Paolini
Il mago - Ursula K. LeGuin
Il Talismano del Potere - Licia Troisi
It - Stephen King
Four past midnight - Stephen King (non terminato)
Il Cacciatore di Aquiloni - Kaled Hosseini
A parte la scorpacciata fantasy che ho fatto per avere un argomento di conversazione con mio figlio e con gli amici di mio figlio e che in un certo qual modo mi ha persino divertito, viste le divagazioni magiche e oniriche che il fantasy di per sé stesso evoca, ho apprezzato It di S. King nello strepitoso stile letterario che il "Re" mostra di saper maneggiare ma mi sono confermata assolutamente indifferente alle suggestioni horror che nei suoi libri evoca, mentre sono rimasta letteralmente conquistata da Kaled Hosseini e il suo Cacciatore di Aquiloni, un libro toccante, delicato, crudo e scioccante al tempo stesso, che ti resta dentro anche dopo molto tempo e che ti dà, anzi, ti restituisce soprattutto qualcosa.
Mentre ero in vacanza, il FIAE, il forum-laboratorio per scrittori esordienti che gestisco insieme ad altri appassionati di scrittura e lettura, ha avuto una bellissima notizia.
Angela Catalini, blogger conosciuta come cristalpen, ha firmato il contratto di pubblicazione del suo primo romanzo Io, l'immortale con la casa editrice Ennepilibri.
Avevamo seguito le fasi di scrittura, rilettura e correzione, invio del manoscritto a case editrici e risposte da parte delle stesse, tutte in diretta sul forum proprio dai messaggi dell'autrice. Ebbene, a fine luglio la Ennepilibri, casa editrice piccola ma brillante ha accettato di pubblicare e distribuire (e tutto rigorosamente senza contributo da parte dell'autore) il primo romanzo di Angela.
Innanzitutto i miei più calorosi complimenti all'autrice che comunque già si è saputa distinguere con un'altra pubblicazione di racconti brevi sempre con la stessa casa editrice, oltre che attraverso il piazzamento in seconda posizione a un concorso letterario indetto dalla WMI sulla guerra, qualche mese fa, e comunque un bell'applauso anche al lavoro del FIAE che si è dimostrato importante in questi mesi non foss'altro come punto di riferimento, appoggio, sostegno e ausilio, tutti strumenti che a uno scrittore in erba sono preziosissimi.
Ciao Angelì, in bocca al lupo per le presentazioni e la distribuzione, e aspetto a breve il codice ISBN e il link per acquistare il tuo libro!!!