Ci sono persone che senti di famiglia, nonostante stiano dietro un monitor, un televisore. Ci sono persone di cui ti fidi, sai che qualunque cosa dicano o ti dicano, attraverso quel monitor, quel televisore, sono per lo meno verificate, da un punto di vista della concretezza e dell'attendibilità. Ci sono persone che al mondo di quel monitor, di quel televisore appartengono, che una volta scomparse ti mancheranno immensamente, come se fossero da sempre appartenute alla tua famiglia. Ecco, lui è una di queste persone. Buona vita lassù, carissimo Enzo. Ahimè il vuoto che lasci è profondo. Questo mondo purtroppo di gente come te ne avrà sempre di meno, e sempre più bisogno. link Infocity
Ogni anno è la stessa cosa. Non ne ho mai voglia. Più si avvicina la fine di Novembre e più mi ripeto "Quest'anno non lo farò... farò finta di niente... sìssì, quest'anno solo proprio all'ultimo momento". E poi...
Poi, vado in cantina e tra starnuti di allergia alla polvere e rimproveri mentali per il totale disordine e impraticabilità del luogo, inizio a trasportare scatoloni (ogni anno se ne aggiunge uno, chissà come mai) che sono sempre più pesanti e ingombranti. E poi inizia il solito rito: prima il piedistallo, poi i rami più lungi nella parte inferiore, fino ad arrivare su, su in cima. L'albero è montato. Si aprono i rametti di filo di ferro, si rendono vaporose le fronte in simil pino canadese e tutto è organizzato. Adesso è il turno delle lucine. Vanno riaperte, e sistemate dall'alto verso il basso, in una cascata di piccole stelline intermittenti. Mentre faccio tutto questo, ogni anno, inevitabilmente penso "sto di nuovo facendo questo. Mi sembra ieri che rimettevo tutto via, che chiudevo gli scatoloni, che salutavo palline dorate e pupazzi di neve, pensando che poi ci sarebbe stato Carnevale, Pasqua e l'estate. E' di nuovo Natale e quante cose sono successe nel frattempo!" Sì, Natale è in arrivo e decorare l'albero, fare il presepe per me son gesti di intima importanza. Spirito natalizio o meno, il mio significato più privato è il passar del tempo scandito da gesti che compio una volta all'anno, con poco entusiasmo all'inizio, con grande compiacimento alla fine. Ogni anno compro qualcosa di nuovo per l'albero - una pallina, un fruttino fluorescente, un babbo natale buffo e rumoroso - e tutti gli anni i lavoretti dei miei figli si vanno ad aggiungere a quelli dell'anno precedente.
— Questo l'ho fatto io, mamma!
— Guarda, ma questo è mio di quando avevo cinque anni!
Tutto quello che riguarda la crescita della mia famiglia e dei miei figli, viene aggiunto, nascosto tra quelle fronde, su quell'abete che piano piano, diventa sempre più curvo (come un vecchio carico del peso dei suoi anni) e pieno di tutta la nostra vita. E' un ricordare, è un rivivere e soprattutto è un non dimenticare chi siamo stati per mantenere vivo il nostro sogno più prezioso: chi saremo da adesso in poi.




Ted Nalvoga
Solomon Ssaka
Nalunga Samali
Kibirango Leo
Nalvgnoa Oliver
e
?
se volete dare speranza e serenità ad un bimbo povero con pochi spiccioli, ancora c'è un po' di tempo...

A Rio l’atmosfera è di una capitale, ma forse perché è una città di mare, a Rio la formalità delle capitali si fonde con l’informalità della vita al mare. Quando siamo nel centro di Rio, siamo in una capitale. Quando siamo a Ipanema e Leblon siamo in un posto di villeggiatura.
A Rio adoro osservare la gente di Copacabana. Copacabana è piena di anziani e di gente che non è di Rio. Sei vicino al mare (sporchissimo), ma l’affitto non costa tanto quanto in Ipanema o Leblon (tanto per citare due altri quartieri sulla costa). Per chi non è di Rio, Copacabana è il posto ideale per imparare come sono i rapporti tra le diverse tribù che vivono nella città. Una micro Rio. E i portieri degli edifici? Copacabana deve avere la maggior concentrazione di portieri per metro quadro nel mondo. Oppure quelle signore piene di rughe coi seni in discesa libera, ma che continuano ad andare sulla spiaggia con i bikini. A Ipanema il botox si vede di più i giro.
Rio è “uma feijoada completa”. Nella “feijoada” mettiamo diversi tipi di carne di maiale, fagioli (di un certo tipo), poi c’è il riso, la “couve”, l’arancia per fare un contrasto. C’è la “farofa” e la “caipirinha” non può mancare. Insomma, molta cosa che messa insieme nel modo giusto produce uno dei piatti più squisiti del mondo (per chi non è vegetariano come la mia cara amica Victoria Lewis).
Bianchi e neri, Ipanema e le favelas, Cariocas e Nordestinos, brasiliani e stranieri, intellettuali e “favelados”, samba e opera, chiesa e “candomblé”: tutto questo è il Rio de Janeiro.
Un verso di una canzone di Dorival Caymmi, grande compositore di Bahia :
Quem não gosta de samba
Bom sujeito não é
É ruim da cabeça
Ou doente do pé
Io la traduco cosi:
Se non ti piace la samba
Non sei una persona in gamba
O sei pazzo
O sei zoppo.
Rio è come il samba.
post rubato da Terrabrasiliis perchè avevo bisogno di conservarmelo...
L'aereo stava già virando... il comandante aveva già annunciato : "stiamo per atterrare all'aereoporto Galeao di Rio de Janeiro"... tutti che si affacciavano ai finestrini e che emettevano urletti "Guarda... il Corcovado... che bello..." io ci avevo provato ma niente... solo case e una non ben definita distesa d'acqua... come al solito, pensai, tutti che ampliano le cose a dismisura... Non so perchè fossi tanto scettica. Mio marito era rientrato quell'estate da Rio parlandomene con l'ottava meraviglia del mondo, ed io non ero disposta a crederlo. Sarà una città turistica come tutte le altre. Dopo aver visto Manhattan, il Sequoia National Park, lo Yosemite... Petra e Gerusalemme... che altro potevo aspettarmi di meraviglioso?Quante volte ho già pubblicato questo mio ricordo? Un milione? Due? Evabbè... lo ripubblico un'altra volta... para matar a saudade...