Sto sperimentando aNobii.com. Ogni libro inserito nella libreria personale ha una scheda che può essere aggiornata, commentata, e completata. Inoltre esiste un tool che ti permette di inserire informazioni di un certo libro sul proprio blog. Ecco fatto, questo è quanto.
La cosa bella, forse un po' nostalgica, ma anche sotto certi aspetti divertente di questo aNobii.com, è che sei costretto, per catalogare tutti i libri che possiedi, di riprenderli tutti in mano, spolverarli, e sfogliarli. Magari erano anni che non lo facevi. Magari spolverarli sì, ma riprenderli in mano e sfogliarne le pagine, no. Quello forse no. E allora riscopri piccoli segni che avevi lasciato, frasi (io ero una grafomane da ragazza, su ogni libro scrivevo frasi che non c'entravano niente col libro e con la storia che stavo leggendo) e magari scivolano fuori vecchie fotografie, o bigliettini usati come segnalibro, piccoli frammenti di vita rimasti imbrigliati tra le pagine di un libro ormai dimenticato.
E ti accorgi, mano a mano che cataloghi e aggiungi libri letti, amati, conservati gelosamente (anche se sono semplici paperback dalla copertina ormai frusta) che i tuoi gusti letterari negli anni non sono poi così cambiati, e che forse, non sei poi così cambiata neppure tu. Per esempio, avrò almeno 10 libri di Pavese e Calvino. E sette o otto di Pirandello. Li ho amati in un modo quasi viscerale, fisico, all'epoca. Leggendo e divorando, andando per libreria alla ricerca di ogni libro che fosse stato scritto da loro. (Le bancarelle dell'usato! Ah, che passione!) E ancora oggi, se devo prendere a caso un libro dalla mia libreria, così, senza premeditazione, sicuramente è un libro scritto da loro.
Ma poi ci sono quelli più nuovi, che raccogli con il proposito di leggerli, e che - almeno io faccio così - con ogni probabilità finiranno nella valigia quest'estate, più pesante per via della carta stampata che conterrà che per i vestiti che mi porterò dietro...
Insomma, sto folleggiando dietro ai miei libri, in questi giorni. Nonostante abbia tante cose da fare. Ma un po' di tempo per me, dietro ai ricordi e dietro alle passate malinconie, ogni tanto fa bene concederselo.
Non riesco a riportarne un pezzettino qui sul post. Le configurazioni del suo blog creano problemi alla visualizzazione del mio blog. Ma se avete voglia di sorridere almeno un po', consiglio di andare a leggere il blog della mia amica LiviaR. Troppo divertente questo post !
nutellì, io te l'ho detto... cambia template!!!
Ho appena terminato di leggere Novecento di Baricco.
Leggi Novecento! mi hanno detto, quando dopo aver letto Castelli di Rabbia, Questa Storia e Senza Sangue, storcendo il naso per la delusione, esprimevo tutto il mio rammarico per non essermi ritrovata sognante ed entusiasta. Eppure, caspita, questo scrive da dio. Perché non mi è piaciuto?
Leggi Novecento.Fidati, leggilo e poi mi dirai! Mi hanno detto.
L'ho letto.
Bello.
Punto.
Forse ho già letto qualcun altro che scrive cose così.
Cosa mi ha fatto pensare?
Al Barone Rampante di Calvino. Cosimo Piovasco di Rondò, lui su un albero ci è salito e ci è morto pure.
Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, è nato su una nave e su di essa ci è morto.
Come Cosimo, ha provato a scendere, ma a un certo punto ci ha ripensato.
Scritto in maniera differente. Epoche differenti. Suggestioni differenti.
Ma Il Barone è il mio libro.
Novecento, non penso lo diventerà.
Leggi Seta, adesso mi dicono.
Leggerò anche Seta. L'ho comprato, è corto. Che ci vorrà mai? Ne hanno fatto anche un film...
E poi, forse, a questo punto Oceano Mare.
Ma il problema è sempre quello: la scrittura di Baricco mi affascina, mi inebria, mi alletta, mi solletica. E poi... e poi tutte le volte alla fine mi rimane uno strano retrogusto di delusione.
Non mi convince. Eppure dio solo sa se lo vorrei!
Ci sono persone che senti di famiglia, nonostante stiano dietro un monitor, un televisore. Ci sono persone di cui ti fidi, sai che qualunque cosa dicano o ti dicano, attraverso quel monitor, quel televisore, sono per lo meno verificate, da un punto di vista della concretezza e dell'attendibilità. Ci sono persone che al mondo di quel monitor, di quel televisore appartengono, che una volta scomparse ti mancheranno immensamente, come se fossero da sempre appartenute alla tua famiglia. Ecco, lui è una di queste persone. Buona vita lassù, carissimo Enzo. Ahimè il vuoto che lasci è profondo. Questo mondo purtroppo di gente come te ne avrà sempre di meno, e sempre più bisogno. link Infocity
Non so bene perché lo faccio, visto che nessuno passa più da qui da un pezzo, visto che non ho proprio nulla da scrivere perché scrivere ormai lo faccio ma per altre ragioni, visto che quasi tutti i vecchi amici di blog hanno chiuso o stanno per farlo, addirittura uno ha cancellato definitivamente il suo blog, insomma, riapro. Tanto si può sempre richiudere. Ormai è un'abitudine.
Il blog è stata una grande, bellissima, affascinante avventura. Durata più di sei anni, perché il primo blog Scarabocchi che aprii era datato gennaio 2002. Lo cancellai in preda a uno sconforto pesante, generato da un terribile equivoco e una trappola mediatica perpetrata alle mie spalle da "brava gente di web", che ancora oggi non riesco a considerare diversamente da come la considero in cuor mio. Ma le cose poi passano, e si superano. Non si superano - non devono superarsi - gli errori commessi, e di quelli faccio tesoro per le azioni future. Sono sempre presenti. E ne ho commessi. Chi non ne commette? Si sbaglia, si cerca di rimediare, si chiede scusa. Ho sempre chiesto scusa, quando e qualora pensassi di aver sbagliato e di dover fare ammenda. Scuse da chi mi ha ferito o massacrato (è capitato molto, troppo spesso) però non ne ho ricevute mai. Segno che la correttezza e la dignità non sono prerogative ufficiali di tutti a questo mondo.
Questo blog non chiude, nonostante le alterne e ripetute volte che ho detto che sarebbe successo. Non lo faccio perché gli sono affezionata. Ci sono momenti simpatici di me qui dentro, dei miei interessi, delle mie "cose" personali e private. Ci sono i racconti pubblicati, quelli scartati e cestinati, insomma c'è un po' tutto il tempo speso sul web a leggere, imparare, sperimentare. Finché durerà Splinder - e mi auguro duri in eterno - durerà Scarab[L]occhi, scarabocchi in blocco, perché a blocchi è sempre andato avanti questo blog.
Ogni tanto si vedranno dei post di segnalazione, qualche trailer, qualche informazione su un libro o su una presentazione. Sporadiche apparizioni che non pretendono attenzione alcuna. Ormai io sono altrove. Mi sono dedicata ad altro, e chi mi vuole trovare, sa dove può farlo, è segnalato in ogni modo possibile. Ho perso la voglia di scrivere di me. Ho solo voglia di scrivere cose che immagino, invento, ma non vivo o ho vissuto veramente nella realtà. Perché spesso la realtà - reale o virtuale che sia - è meschina e non vale proprio la pena porvi attenzione. Meglio, molto meglio l'immaginazione e il raccontarla.
Buon proseguimento, a quelli che ancora nel blog e nel web ci credono, con l'augurio di una sempre più fervida capacità di inventiva e sperimentazione. Perché il web è stato, spero che ancora lo sia, soprattutto questo: sperimentazione.
I.
Carissimi amici, oggi vorrei fare il punto della situazione sul lavoro svolto fino a questo momento, per migliorare ed approfondire la nostra Scrittura creativa. Abbiamo parlato di racconti, genere per genere, sono state portate avanti riflessioni sui personaggi, sul tempo e sullo spazio: elementi essenziali alla narrazione, elementi che caratterizzano e determinano in modo unico la forma della nostra azione. Mi avete inviato i vostri lavori, i migliori sono stati pubblicati su questo Blog. Non tutti, mi rendo conto, sono consapevoli che esistono delle differenze sulle modalità di come una storia viene raccontata. Per scrivere non è sufficiente mettere le mani sulla tastiera e dare sfogo a quello che ci brucia dentro, sia una passione divorante od una rabbia, od altro ancora. Quella è la scintilla, la prima molla, che può essere utile per avere l'idea. Ma poi è necessario il lavoro duro, molta pazienza, non scoraggiarti nè arrendersi di fronte ai fallimenti innumerevoli. Coraggio: rimbocchiamoci insieme le maniche! Non a caso nelle scuole di scrittura creativa americane ti fanno lavorare sempre sullo stesso testo, anche per mesi e mesi, prima di passare all'idea successiva è necessario concludere quella a cui si sta lavorando. Altrimenti la scrittura ti lascia come ti ha trovato, invece di cambiarti. Come in un fiume: quando si entra si deve, giocoforza, uscire bagnati, perchè si assapora la vita. A questo punto, domani inizierò a parlarvi dell'importanza dei 5 sensi nella Scrittura. Insieme li metteremo in pratica. Non perdetemi di vista. Vi abbraccio. (E.Manfucci ne Il Camaleonte)
Ci si deve applicare molto per ottenere la perfezione, e anche per raggiungere una certa competenza. La mia ricerca e l'impegno che in questi ultimi anni mi hanno portato a cercare, lavorare, cambiare, riprovare, riscrivere in effetti hanno modificato molto non solo il modo di scrivere ma anche il modo di essere. Mi ritrovo però oggi al punto di partenza. Prima non ero perché "poetavo", o forse dimostravo uno strano compiacimento nelle cose che scrivevo. Forse, mi sono detta, sto sbagliando strada. Ho tentato di capire, invece quale fosse il percorso giusto. Incipit, interesse, cattura del lettore, frasi brevi, incisive, fai muovere i personaggi e non descrivere, niente poesia, niente contemplazione, azione!, intreccio... iperaggettivazione, ridondanza, frasi troppo lunghe, troppo auliche...Credevo di avere imparato. Ho imparato, credo. Ho imparato a scrivere così. Scrittura scarna, essenziale, quasi visiva. Si sentono le emozioni, si toccano piuttosto che leggerle... Torno a leggere in giro. E ciò che è considerato importante e valido è esattamente il contrario di ciò che mi è stato insegnato. Voli pindarici nei meandri poetici di un gesto, di un movimento. Intimità e contemplazione. Compiacimento. Impenetrabilità. E ora? Ora non so più scrivere come allora. Ora so scrivere come scrivo adesso. Dovrò ripercorrere tutto il cammino stavolta a ritroso?
Riporto solo il commento bellissimo e di grande utilità di Remo Bassini, scrittore, incontrato da poco ma che porta avanti sul suo blog un dibattito "in progress" sulla scrittura, sull'editoria, sullo scrivere e su molto molto altro ancora che vale, vale davvero la pena di seguire. Un blog di quelli che un tempo avrei frequentato con assiduità totale e assoluta. Consiglio a tutti di visitarlo.
Come una mamma, o forse meglio... una figlia apprensiva e timorosa, osservo e vorrei silenzio attorno a lui, rispetto e silenzio, comprensione e silenzio, attenzione ma silenzio. Non posso fare altro che pregare per lui. Che Chi lo ha voluto a quell'incarico così gravoso ma importante per tutti noi che crediamo, ce lo conservi in salute, attivo e fattivo. Perché gli voglio già molto bene.
"Ho voluto chiamarmi Benedetto XVI - ha spiegato il pontefice - per riallacciarmi idealmente al venerato Pontefice Benedetto XV (Giacomo Della Chiesa, il pontefice genovese che governò la Chiesa tra il 1914 e il '22 e definì la Prima guerra mondiale "inutile strage", ndr), che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del conflitto mondiale. Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste. Sulle sue orme desidero porre il mio ministero a servizio della riconciliazione e dell'armonia tra gli uomini e i popoli".
C'è un'altra ragione per cui l'ex cardinale Ratzinger ha voluto imporsi il nome di Benedetto XVI, ed è la devozione che coltiva da tempo verso il santo di Norcia, fondatore dell'Ordine dei Benedettini: "Il nome Benedetto - ha spiegato il Pontefice - evoca la straordinaria figura del grande Patriarca del monachesimo occidentale, San Benedetto da Norcia, compatrono d'Europa. San Benedetto costituisce un fondamentale punto di riferimento per l'unità dell'Europa. Chiedo a San Benedetto di aiutarci a tenere ferma la centralità di Cristo nella nostra esistenza".
ecco... come si fa a non voler bene a un Papa così?
Il post sotto, in effetti, è davvero molto pesante... perciò, evidenzierò qui, tutti i commenti che giungeranno, sia in questo blog sia nell'altro, concernenti l'argomento. E' un argomento che mi preme moltissimo. E pertanto, siccome mi piace conservare le cose che mi premono, farò raccolta di commenti in maniera più evidente...
Arbasino diceva che c'erano solo due modi di strutturare il racconto di uno scrittore. Il primo quello "da ingegnere". Cioè quello di chi ha ben in mente la storia da raccontare, divisa e scandita da un inizio e da una fine prestabilita. L'altro è quello di chi inizia a scrivere una storia senza sapere come si svilupperà, nè come finirà. Io apprezzo di più la scrittura che sgorga dal sangue, dai nervi e dal cuore, più che dal cervello che, forse, ha più stile, ma suscita meno emozioni. Un abbraccio Ipa e grazie per i tuoi commenti sempre così lusinghieri...:)BaroneAgamennone (http://baronerosso.splinder.com)
Io non riesco mica a dirti niente, dopo questo post. Insomma, è tutto da ascoltare, ecco. pennastilo (http://inchiostrando.splinder.com)
Ciao Ipotta, che dire di te di Zoppetti, di Arbasino e del barone? Casualmente io sono davvero un ingegnere, anzi sarebbe più corretto dire io "faccio" l'ingegnere, e se fossi uno scrittore direi che "faccio" lo scrittore, come durante il giorno "faccio" il passante, l'avventore del bar, il cliente del barbiere, il paziente del dentista, il figlio, il padre, il marito, lo "scrittore" momentaneo su splinder o qualsiasi altra cosa può capitarmi di fare. Dovessi dire cosa sono mi limiterei a dire che sono Paolo e che spero sempre che quello che "sono" riesca in qualche modo ad apparire in quello che faccio. (Sperando pure di apparire un pò ipocrita ogni volta che apparisse un pò meno). blancoebleu (http://blancoebleu.splinder.com)
Beh, io conosco uno scrittore, per se stesso, che a volte neanche conserva i suoi scritti... Mi ripete sempre che un albero di mele che produce frutti, continuerà a produrne e lui... continuerà a scrivere solo per amore di scrivere... Bacio cara:)_ LDillydavis (http://lillydavis.splinder.com)
Se fossi io lo scrittore che cerchi, avrei trovato prima io te, piuttosto che tu me. Ma siccome non sono uno scrittore e non ne conosco alcuno, ti affido le mie pagine bianche (a volte colorate) che potrai percorrere con la punta della tua penna, muovendoti fra spiagge, pennelli, manoscritti e girasoli. alfiererosso (http://alfiererosso.iobloggo.com)
Ormai si sa, questo blog è più il contenitore di cose che mi colpiscono, che mi piacciono, che mi attraggono, piuttosto che l'esposizione di cose mie personali, di esibizione di me. Anche il pezzo sotto, non è mio, ma di uno scritt'ore (lui si definisce così... e mi è simpatico anche per questo) che ho scoperto da poco ma che seguo regolarmente. La sua riflessione, per un pezzettino riportata qui sotto, mi è rimasta in testa. Per "liberarmene" la devo depositare e regalare...
Saya senang dengan kamu
Tornando a Valdobbiadene in treno, mercoledì sera, grazie a un libro regalatomi da un'amica ho scoperto qualcosa che mi è piaciuto subito, senza rifletterci troppo.
Gli indonesiani dicono: "Ti amo" solo nella canzonette (saya cintamu), ma nella vita di tutti i giorni usano un'altra espressione. Saya senang dengan kamu, che significa: "Sono felice con te".
Adesso cerco di capire perché mi sia piaciuta.
In effetti ti amo è una frase che vuol dire tutto, quindi anche niente. Ti amo è un sentimento astratto, non si riferisce a ciò che si è e si fa. Si può dire ti amo ed essere disperati, ad esempio. Oppure si può dire ti amo e sottintendere, o meno, una serie infinita di ma.
Sono felice con te, invece, è concreto: è il massimo che si possa dire quando si è innamorati di qualcuno. Perché è quel con te che diventa il centro, è l'essere insieme che diventa fondamentale. E questo stare insieme rende felici.
Ti amo lo si può dire anche ad una persona che non ricambia affatto il tuo amore. Lo si può dire vivendo all'altro capo del mondo. Lo si può dire perfino se si vive malissimo insieme.
Sono felice con te è qualche cosa in più. Perché in un rapporto fra due persone l'amore è importante, ci mancherebbe, ma più passa il tempo più diventa importante lo stare bene insieme. Nulla contro gli amori maledetti e disperati, però in un rapporto quotidiano dove ogni giorno si deve percorrere una strada a due è più importante quell'essere felici: quell'essere felici con te.
Se poi le cose dovessero andare male, perché spesso le cose vanno male in una coppia (non nascondiamoci dietro a un dito), diventa allora più facile la negazione.
Non ti amo più è una frase che spinge subito all'immancabile domanda: "Perché?". >>>>> (continua a leggere su Roberto Tossani )
Da una pagina statistiche che per puro caso scopro sul mio blog, risultano 181 link verso altri blog o siti web dal mio blog, contro i 15 sui quali risulterei linkata io... questo mi rincuora. Dimostra quanto io sia "preoccupata", "interessata", "angosciata", e soprattutto "ossessionata" dall'apparire, l'esser letta e l'esser conosciuta sul web, come qualcuno ha a suo tempo voluto dimostrare . Pochissimi ma buonissimi, è sempre stato nella vita il mio motto. Nella vita reale, e anche nella vita virtuale... I blog o siti linkati qui a fianco sono un mio promemoria, e una segnalazione ai passanti estemporanei. Niente più. Mai chiesto, mai preteso scambio link, e mai sentita offesa se a linkare sono stata io senza ottenerne in cambio lo stesso favore. Si riceve sempre, quando si dà. Ma non è detto che ciò accada dalla persona che ha ricevuto da te. E non è nemmeno necessario che sia così. Augh. Ho detto.
Ci sono lingue di diversi paesi del mondo, che hanno una musicalità talmente forte, da sembrar melodia, e anche se non ne capisci nulla, rimarresti ad ascoltarle per ore ed ore. Stesso vale per alcuni dialetti italiani. A me - guarda un po' - piace moltissimo il dialetto calabrese (ce ne sono di vario tipo, ma mi piacciono quasi tutti...) ma c'è una "lingua" che sta sorgendo adesso e che è ancora pressochè sconosciuta ai più... una specie di esperanto del web: l'html stretto... ah... lo adoro! Quando trovo qualche esperto che inizia a parlare di tools, feed, width45%, referrers, position:absolute, style sheets, css, float:left + align:left... io potrei rimanere ad ascoltarlo per ore ed ore ed ore... provate anche voi: qui, una chiacchierata in html stretto tra Heracleum e Settolo...
Ci sono dei blog che visito regolarmente e che leggo in silenzio. Nel senso che non commento. Anche se mi piacerebbe. Ce ne sono altri nei quali vado spesso, e dove ogni tanto mi azzardo a commentare. Poi ovviamente ce ne sono tanti dove mi sento quasi a casa mia, dove non ho remore di intervento, dove sento una speciale empatia con il pur sconosciuto proprietario/a. Perchè questo strano comportamento? Credo dipenda dal fatto che appunto, i blog sono un po' come il tuo salotto di casa. Ho spesso immaginato web community e blog come una sorta di salotto, arredato a seconda della personalità e l'età del padrone di casa, dove ci si può sedere, a volta intimiditi, a volta invece con molta comodità e dove magari ci si ritrova a scherzare, discutere, dissentire, disquisire, riflettere. In ogni blog si instaura una sorta di "famiglia" di lettori, amici veri o virtuali con i quali c'è confidenza, si scherza, si gioca, si ammicca a fatti accaduti in passato, recenti o remoti, e spesso, interrompere quella colloquiale ilarità è imbarazzante, sembra quasi di profanare qualcosa. Sbaglio probabilmente, in tutti bisognerebbe avere la stessa naturalezza, lo stesso atteggiamento confidenziale, ma in alcuni, mi ritrovo a muovermi in punta di piedi, timorosa. D'altronde, io sono una timida. Può non sembrar vero... ma è così.
Prima di confessare la mia ultima debolezza televisiva, così da avviare una catarsi completa, devo fare alcune premesse:
1. Il GF prima edizione, l'ho subito negli spazi a lui dedicati prima dei vari tiggì, e se so chi ha vinto è solo per puro caso, soprattutto per via del pianto continuo e pietoso che la vincitrice continua a proporre a tutte le emittenti che esasperate la ospitano per disperazione;
2. Il GF2 non so neppure che cosa sia; il GF3 idem;
3. Altra cosa il GF4: in effetti mi piaceva e mi continua a piacere Patrick, come personaggio televisivo. E mi sono divertita a vederlo distruggere le suite ed i tuguri, le sue gare di cuscinate con varie malcapitate di turno. Quindi, sì, da un certo punto in poi, ho qualche volta seguito la trasmissione, ammetto anche sbirciando la diretta su SKY, anche se è di una noia mortale.
4. Sta andando in onda un GF5??? Ma se è appena terminato il GF4!!!!
5. Ho sbirciato ogni tanto, qualche prova de LA TALPA: mi ha impressionato la camminata sui carboni ardenti di Brigitte Nielsen. E l'ultima prova con le cavallette della Melillo... non mi è mai intrigato sapere chi fosse La Talpa... che fosse Predolin non mi ha fatto rabbrividire o indignare...
6. LA FATTORIA è un discorso a parte: poichè ha comunque una sua valenza "antropologica" ho guardato qualche spezzone: mi ha fatto riflettere il fatto che in condizioni di vita più precarie, la vecchia legge della giungla (quella del "Io Tarzan, tu Jane" per intenderci) è sempre quella a prevalere...
Fatte le dovute premesse, per bisogno di sincerità e di catarsi, adesso lo posso confessare:
sono una appassionata sfegatata de L'ISOLA DEI FAMOSI.
anche le persone più insospettabili, hanno delle debolezze. Questa è la mia.
Ora, prego, processatemi pure! ![]()
Certo che - a proposito di piattaforme e migrazioni - Excite funziona un giorno sì e otto no! Capisco quindi chi cambi piattaforma in questi casi... A tutti gli amici che hanno un blog su Excite (me compresa...
): non riesco a venirvi a salutare. Anche se mi sarebbe piaciuto tanto... à la prochaine!
a breve, una confessione aperta e sincera... un mea culpa, una sconvolgente rivelazione... su qualcosa che ho sempre avuto pudore ad ammettere...
un po' di musica: Take Five Dave Brubeck stupenda per sognare ad occhi chiusi...
Mi domando....
E adesso mi pongo delle domande.
Quella Lynndie che si vede nelle foto... adesso è incinta di cinque mesi.
Il padre, è un altro torturatore...
Mi immagino, mentre si occupa del suo bambino indifeso... lei che ha visto e ha fatto quello che ha fatto...e che le sorriderà estasiato, felice di ricevere i baci dolcissimi di una madre. Ne sarà capace, lei?
Mah... saranno pregiudizi.
Saranno pensieri razzisti.
Una madre, già torturatrice di Iracheni, può comunque essere un genitore preoccupato e delicato.
Forse.
Non so.
Non riesco a pensare.
Non riesco a non pensarci, però.
Ma continuo a pormi delle domande: erano soldati.
Magari invasati, perchè in fondo, quando si sceglie di partire e di andare a combattere in un paese che nemmeno sai dove sia, devi essere per forza di indole violenta o comunque, avere dentro rabbia e voglia di spaccare ossa.
Altrimenti, sceglieresti di fare il missionario.
Forse.
Erano però soldati.
Con un capo che comanda, che dà ordini e direttive.
Ok.
Potevano ribellarsi.
Potevano dire No, non ci sto, non le faccio ste cose io.
Io lo avrei fatto.
Pagandone tutte le conseguenze.
Ma l'avrei fatto.
Loro, no.
Loro hanno seviziato.
Umiliato.
Vilipeso e ucciso a suon di botte.
Donne e uomini.
Carnefici e carcerieri.
Contro donne e uomini, vittime e prigionieri.
Lo hanno fatto.
Non ci sono scuse.
Però....
Però erano comandati.
Avevano degli ordini superiori.
E pagheranno solo loro.
Solo quelli che purtroppo, come ha detto Lynnie alla madre "ero nel posto sbagliato nel momento sbagliato".
Se non fosse stata ritratta in quelle foto, forse l'avrebbe scampata.
Ma i SUPERIORI, quelli che hanno detto "Fategli vedere l'inferno"...
quelli pagheranno?
Sikhs è prontamente identificabile dai loro turbans. Prendono un voto per non tagliare i loro capelli così come per non fumare o non bere le bevande di alcoolico. Quando Gobind Singh ha fondato (1699) la classe martial Khalsa ("puro"), i suoi seguicamme hanno fatto voto in mantenere cinque K: per portare capelli lunghi (kesh), un pettine nei capelli (kangha), in un bracelet d'acciaio sul polso di destra (kara), negli shorts del soldato (kachha) ed in una spada (kirpan). La tradizione persist ad oggi.
Per questi uomini, il turbante è l'identificazione propria di se stessi. Una legge come quella della laicità francese, porterebbe a doversi privare del turbante che destabilizzerebbe non solo il loro credo, ma la loro personalità umana. Mi sto chiedendo... ma me lo sto solo chiedendo... fa così paura un velo? E' un velo per proteggere o per nascondere?
[Il primo blog non si scorda mai]
I primi di gennaio di un anno fa, mi aggiravo timidamente tra quelli che solo dopo qualche tempo avrei capito pienamente essere i "blog"... anche se non sapevo che cosa fossero e come andassero tenuti, mi ero lanciata subito nella creazione di "Scarabocchi"... la prima edizione, chiusa a dicembre. Come tutti i neoblogger che non sanno come muoversi in giro per l'html, i templates, il caricamento delle immagini, i miei primi timidi passi furono attraverso la pagina cumulativa dei post di Splinder, quel "Scopri cosa scrivono gli altri blogger" che oggi è sostituito in home page da "Tob of The Blogs"... era rassicurante. Trascorrevi preziosissimi minuti a scrutare nella videata qualcosa che ti potesse catturare: un nick, il titolo di un blog originale, un post particolarmente accattivante o semplicemente "contro"... attraverso queste primissime incerte peregrinazioni, ho scoperto e poi continuato a frequentare quasi tutti i blog linkati a fianco di questo post. La maggior parte di essi, infatti mi hanno accompagnato fin dai primissimi momenti. E mi sorprendo ad osservare, che ci si affeziona ai "blog amici", e moltissimi, quasi la maggior parte di essi, sono gli stessi di un tempo, che continuo a visitare e ad apprezzare anche dopo tanto tempo trascorso. Ma il primo blog in assoluto, che non ho mai smesso di consultare e apprezzare fin dalle prime battute, che visitai e commentai per primo, quello che immediatamente aggiunse il link del mio blog al suo, mi citò e quindi mi diede dimostrazione della simpaticissima abitudine che contraddistingue i blog dal resto degli spazi sul web, è quello che oggi si chiama Diario notturno, già il blog di g. Un blog che mescola simpatia, ironia e attualità con saggia attenzione e senza cadere mai nella volgarità. E' un blog che merita di essere assaporato piano, come un buon vino. Un blog d.o.c.g. E' proprio vero, il primo blog non si scorda mai.
“Blog” è una parola generica come “libro”.
Chi lo dice, è un genio. Lasciatemelo dire.
C'è stato un incontro sui blog, pochi giorni fa, a Napoli. "Galassia Gutemberg" dal titolo "Come cambia la scrittura in Rete".
La versione di Giulio Mozzi dell'incontro a cui partecipava tra gli altri blogger anche Personalità Confusa, qui.
E' buffo. Tutti parlano dei blog. Tutti si fanno un blog. Blog = editoria libera. Chiunque può divenire giornalista e/o scrittore e/o editore grazie ai blog. Anzi, abbasso gli editori, gli scrittori e i giornalisti. Ma perchè il sogno segreto di tutti i cisiddetti blogger è scrivere un libro, magari con un grande editore? MD nofilter (http://nofilter.splinder.it) alle 00:32 del 17 febbraio, 2004
MD alias Maurizio Dovigi, è uno scrittore, giornalista, e video blogger. Il suo vlog, nofilter, infatti è uno degli unici cinque al mondo ad usare le tecnologie multimediali per comunicare. Molto interessanti sempre i suoi argomenti che sono letteralmente presi d'assalto da commentatori che amano alternare discussioni impegnate con un più "salottiero" chiacchiericcio. Maurizio Dovigi, oltre ad altri libri di grande successo, ha scritto "Web Log" edito da Apogeo, il primo libro sui Blog, istruzioni per l'uso.
Blog e bloggers: quale identità?
di Tullia Fabiani
Chi sono i bloggers? Dei narcisisti, dei vanitosi, che amano parlare di sé e dare sfogo alla smania di protagonismo attraverso la scrittura in rete, o semplicemente persone che scrivono per fare informazione e cercare nel web uno spazio comune dove confrontarsi? La questione dell'identità dei bloggers è stata al centro del dibattito che sabato sera, 14 febbraio, si è svolto a Napoli nella Sala Metro di «Galassia Gutenberg, libri e multimedia». Protagonisti della discussione alcuni tra i "nomi" più noti della Rete: Giulio Mozzi, scrittore, direttore editoriale e blogger, Tiziano Scarpa, scrittore e collaboratore del blog collettivo Nazione Indiana, Luca Sofri giornalista e blogger, Giovanni De Mauro direttore della rivista «Internazionale» e i due bloggers La Pizia e Personalità Confusa.
L'appuntamento era tra i più attesi della manifestazione e la presenza numerosa del pubblico ha confermato le previsioni. Se i cambiamenti della scrittura nella rete erano, inizialmente, il tema portante del confronto, già dall'introduzione, ironica e provocatoria di Marino Sinibaldi (vice direttore di Radio Tre Rai, chiamato a coordinare il dibattito) l'attenzione è stata spostata su un piano generale, strutturale e originario: la definizione stessa di blog e di bloggers >>>
L'articolo tratto da L'Unità, è ripreso integralmente da Totòpergliamici, è molto interessante leggerlo. Soprattutto per chi, come me, si interroga ogni giorno sulla ragione per cui da ormai tanto tempo, scrivo su un foglio elettronico...

GLI OCCHI DEI SAHRAWI >>
Sono circa 250 mila i Sahrawi che vivono in esilio in una striscia di deserto dell'Algeria, una zona assolutamente arida e povera. Povera di tutto quanto è generalmente indispensabile per vivere in modo dignitoso. Pochissima acqua, poca elettricità, aiuti alimentari che cominciano a scarseggiare. I bambini d'inverno si ammalano: la temperatura nelle tende scende moltissimo e capita spesso che alcuni di loro muoiano di polmonite, o si trascinino febbre e tosse per mesi interi. Eppure non rinunciano ad andare a scuola o a giocare senza giocattoli. Li vedi spuntare di corsa a piedi nudi dalle tende, dove anche un copertone bucato o una piccola pentola arrugginita sembrano il gioco più bello, capace di accendere la fantasia e aprire la loro immaginazione. Quando cammini per la strada, anche da lontano cominciano a sbracciarsi in saluti che non ho mai visto così calorosi, ti chiedono se hai una caramella e da dove arrivi. Sognano un altro mondo, sognano la Spagna, l'Italia, Cuba. Ci sono stati magari d'estate, ospiti delle famiglie che conoscono la causa dei Sahrawi. E parlano sempre del mare, non il loro, ma quello di altri popoli. Il mare, le caramelle, i pastelli per colorare: i bambini Sahrawi vivono con gli occhi e i pensieri colmi di colori che nel nero dei loro occhi diventano una luce magnetica.
postato da: monello da Tutti i Bambini Multiblog
io non mi sono preoccupato mai sul come scrivere; piuttosto sul cosa scrivere.
io parto da una storia.
mi avvolge, mi strema, mi entra dentro.
la scrivo, la riscrivo.
poi sento che questa storia è terminata, va bene così.
passo alla forma.
allora. il mio primo libro: ho scritto periodi brevi, timorosi di dio e dell'occhio di un editor.
no: (ripeto: parlo per me) è importante essere chiari (uno), dare ritmo (due) e se possibile dare musicalità (tre).
prendete izzo.
prendete saramago.
izzo: periodi brevissimi. soggetto, verbo, complemento. poi un avverbio da solo. come un cane. ma che messo da solo è un cane che si fa guardare.
saramago invece (che ha più di 80 anni ma la freschezza di un ventenne): le frasi corrono senza virgole, virgolette, lunghissime, di mezza pagina anche.
lo stile viene, poi.
si scrive e si riscrive.
dopo però.
ma questa è la mia personalissima esperienza.
ora faccio invece un discorso più concreto, brutale.
cosa fare per essere pubblicati.
oc corre presentare un manoscritto... ben scritto. senza effetti speciali oppure, se ci sono, il primo comandamento è la chiarezza. mi spiego meglio. ho appena comperato un libro, un giallo, di un autore che ha pubblicato solo quel libro, anni fa, e che non ha pubblicato. siamo in una questura, estate fiorentina. il protagonista va dal questore. a un certo punto c'è la frase
Aveva delle ferie arretrate.
Bene: non si capisce chi: il protagonista o il questore?
Chiarezza.
se un manoscritto è chiaro verrà letto, se non lo è, se è troppo ridondante no.
soprattutto se siete esordienti.
a busi ed evengelisti è concessa la ridondanza.
ripeto: la chiarezza.
(che per me è sinonimo di seplicità).
poi mettetevi nei panni di un lettore di una casa editrice. fingete di essere lui.
allora, sta leggendo qualcosa che non gli fa venire il mal di testo.
qualcosa di chiaro e di scorrevole (che non vuol dire scrittura banale).
ora aspetta: aspetta di leggere e di provare curiosità, emozioni, sensazioni, magari vedendo cosa legge.
a questo punto mi fermo.
un saluto
remobassini