venerdì, 25 gennaio 2008, ore 18:55
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni, letture

Immagine di Vestire gli ignudi, L'altro figlio, L'uomo dal fiore in bocca Sto sperimentando aNobii.com. Ogni libro inserito nella libreria personale ha una scheda che può essere aggiornata, commentata, e completata. Inoltre esiste un tool che ti permette di inserire informazioni di un certo libro sul proprio blog. Ecco fatto, questo è quanto.

La cosa bella, forse un po' nostalgica, ma anche sotto certi aspetti divertente di questo aNobii.com, è che sei costretto, per catalogare tutti i libri che possiedi, di riprenderli tutti in mano, spolverarli, e sfogliarli. Magari erano anni che non lo facevi. Magari spolverarli sì, ma riprenderli in mano e sfogliarne le pagine, no. Quello forse no. E allora riscopri piccoli segni che avevi lasciato, frasi (io ero una grafomane da ragazza, su ogni libro scrivevo frasi che non c'entravano niente col libro e con la storia che stavo leggendo) e magari scivolano fuori vecchie fotografie, o bigliettini usati come segnalibro, piccoli frammenti di vita rimasti imbrigliati tra le pagine di un libro ormai dimenticato.

E ti accorgi, mano a mano che cataloghi e aggiungi libri letti, amati, conservati gelosamente (anche se sono semplici paperback dalla copertina ormai frusta) che i tuoi gusti letterari negli anni non sono poi così cambiati, e che forse, non sei poi così cambiata neppure tu. Per esempio, avrò almeno 10 libri di Pavese e Calvino. E sette o otto di Pirandello. Li ho amati in un modo quasi viscerale, fisico, all'epoca. Leggendo e divorando, andando per libreria alla ricerca di ogni libro che fosse stato scritto da loro. (Le bancarelle dell'usato! Ah, che passione!) E ancora oggi, se devo prendere a caso un libro dalla mia libreria, così, senza premeditazione, sicuramente è un libro scritto da loro.

Ma poi ci sono quelli più nuovi, che raccogli con il proposito di leggerli, e che - almeno io faccio così - con ogni probabilità finiranno nella valigia quest'estate, più pesante per via della carta stampata che conterrà che per i vestiti che mi porterò dietro...

Insomma, sto folleggiando dietro ai miei libri, in questi giorni. Nonostante abbia tante cose da fare. Ma un po' di tempo per me, dietro ai ricordi e dietro alle passate malinconie, ogni tanto fa bene concederselo.


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martedì, 15 gennaio 2008, ore 08:59
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni, segnalazione, gente, forum fiae

Non riesco a riportarne un pezzettino qui sul post. Le configurazioni del suo blog creano problemi alla visualizzazione del mio blog. Ma se avete voglia di sorridere almeno un po', consiglio di andare a leggere il blog della mia amica LiviaR. Troppo divertente questo post !

nutellì, io te l'ho detto... cambia template!!!


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martedì, 20 novembre 2007, ore 11:13
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni, libri, letture

Ho appena terminato di leggere Novecento di Baricco.
Leggi Novecento!  mi hanno detto, quando dopo aver letto Castelli di Rabbia, Questa Storia e Senza Sangue, storcendo il naso per la delusione, esprimevo tutto il mio rammarico per non essermi ritrovata sognante ed entusiasta. Eppure, caspita, questo scrive da dio. Perché non mi è piaciuto?
Leggi Novecento.Fidati, leggilo e poi mi dirai!   Mi hanno detto.
L'ho letto.
Bello.
Punto.
Forse ho già letto qualcun altro che scrive cose così.
Cosa mi ha fatto pensare?
Al Barone Rampante di Calvino. Cosimo Piovasco di Rondò, lui su un albero ci è salito e ci è morto pure.
Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, è nato su una nave e su di essa ci è morto.
Come Cosimo, ha provato a scendere, ma a un certo punto ci ha ripensato.
Scritto in maniera differente. Epoche differenti. Suggestioni differenti.
Ma Il Barone è il mio libro.
Novecento, non penso lo diventerà.

Leggi Seta, adesso mi dicono.
Leggerò anche Seta. L'ho comprato, è corto. Che ci vorrà mai? Ne hanno fatto anche un film...
E poi, forse, a questo punto Oceano Mare.

Ma il problema è sempre quello: la scrittura di Baricco mi affascina, mi inebria, mi alletta, mi solletica. E poi... e poi tutte le volte alla fine mi rimane uno strano retrogusto di delusione.

Non mi convince. Eppure dio solo sa se lo vorrei!


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martedì, 06 novembre 2007, ore 12:02
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni, momenti, gente, voci, video, luci, tivvù tivvù

Ci sono persone che senti di famiglia, nonostante stiano dietro un monitor, un televisore. Ci sono persone di cui ti fidi, sai che qualunque cosa dicano o ti dicano, attraverso quel monitor, quel televisore, sono per lo meno verificate, da un punto di vista della concretezza e dell'attendibilità. Ci sono persone che al mondo di quel monitor, di quel televisore appartengono, che una volta scomparse ti mancheranno immensamente, come se fossero da sempre appartenute alla tua famiglia. Ecco, lui è una di queste persone. Buona vita lassù, carissimo Enzo. Ahimè il vuoto che lasci è profondo. Questo mondo purtroppo di gente come te ne avrà sempre di meno, e sempre più bisogno. link Infocity

 


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lunedì, 08 ottobre 2007, ore 20:56
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni

Non so bene perché lo faccio, visto che nessuno passa più da qui da un pezzo, visto che non ho proprio nulla da scrivere perché scrivere ormai lo faccio ma per altre ragioni, visto che quasi tutti i vecchi amici di blog hanno chiuso o stanno per farlo, addirittura uno ha cancellato definitivamente il suo blog, insomma, riapro. Tanto si può sempre richiudere. Ormai è un'abitudine.


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martedì, 17 aprile 2007, ore 08:43
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni

Il blog è stata una grande, bellissima, affascinante avventura. Durata più di sei anni, perché il primo blog Scarabocchi che aprii era datato gennaio 2002. Lo cancellai in preda a uno sconforto pesante, generato da un terribile equivoco e una trappola mediatica perpetrata alle mie spalle da "brava gente di web", che ancora oggi non riesco a considerare diversamente da come la considero in cuor mio. Ma le cose poi passano, e si superano. Non si superano - non devono superarsi - gli errori commessi, e di quelli faccio tesoro per le azioni future. Sono sempre presenti. E ne ho commessi. Chi non ne commette? Si sbaglia, si cerca di rimediare, si chiede scusa. Ho sempre chiesto scusa, quando e qualora pensassi di aver sbagliato e di dover fare ammenda. Scuse da chi mi ha ferito o massacrato (è capitato molto, troppo spesso) però non ne ho ricevute mai. Segno che la correttezza e la dignità non sono prerogative ufficiali di tutti a questo mondo.

Questo blog non chiude, nonostante le alterne e ripetute volte che ho detto che sarebbe successo. Non lo faccio perché gli sono affezionata. Ci sono momenti simpatici di me qui dentro, dei miei interessi, delle mie "cose" personali e private. Ci sono i racconti pubblicati, quelli scartati e cestinati, insomma c'è un po' tutto il tempo speso sul web a leggere, imparare, sperimentare. Finché durerà Splinder - e mi auguro duri in eterno - durerà Scarab[L]occhi, scarabocchi in blocco, perché a blocchi è sempre andato avanti questo blog.

Ogni tanto si vedranno dei post di segnalazione, qualche trailer, qualche informazione su un libro o su una presentazione. Sporadiche apparizioni che non pretendono attenzione alcuna. Ormai io sono altrove. Mi sono dedicata ad altro, e chi mi vuole trovare, sa dove può farlo, è segnalato in ogni modo possibile. Ho perso la voglia di scrivere di me. Ho solo voglia di scrivere cose che immagino, invento, ma non vivo o ho vissuto veramente nella realtà. Perché spesso la realtà - reale o virtuale che sia - è meschina e non vale proprio la pena porvi attenzione. Meglio, molto meglio l'immaginazione e il raccontarla.

Buon proseguimento, a quelli che ancora nel blog e nel web ci credono, con l'augurio di una sempre più fervida capacità di inventiva e sperimentazione. Perché il web è stato, spero che ancora lo sia, soprattutto questo: sperimentazione.

I.


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venerdì, 09 giugno 2006, ore 09:50
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni, momenti

Carissimi amici, oggi vorrei fare il punto della situazione sul lavoro svolto fino a questo momento, per migliorare ed approfondire la nostra Scrittura creativa. Abbiamo parlato di racconti, genere per genere, sono state portate avanti riflessioni sui personaggi, sul tempo e sullo spazio: elementi essenziali alla narrazione, elementi che caratterizzano e determinano in modo unico la forma della nostra azione. Mi avete inviato i vostri lavori, i migliori sono stati pubblicati su questo Blog. Non tutti, mi rendo conto, sono consapevoli che esistono delle differenze sulle modalità di come una storia viene raccontata. Per scrivere non è sufficiente mettere le mani sulla tastiera e dare sfogo a quello che ci brucia dentro, sia una passione divorante od una rabbia, od altro ancora. Quella è la scintilla, la prima molla, che può essere utile per avere l'idea. Ma poi è necessario il lavoro duro, molta pazienza, non scoraggiarti nè arrendersi di fronte ai fallimenti innumerevoli. Coraggio: rimbocchiamoci insieme le maniche! Non a caso nelle scuole di scrittura creativa americane ti fanno lavorare sempre sullo stesso testo, anche per mesi e mesi, prima di passare all'idea successiva è necessario concludere quella a cui si sta lavorando. Altrimenti la scrittura ti lascia come ti ha trovato, invece di cambiarti. Come in un fiume: quando si entra si deve, giocoforza, uscire bagnati, perchè si assapora la vita. A questo punto, domani inizierò a parlarvi dell'importanza dei 5 sensi nella Scrittura. Insieme li metteremo in pratica. Non perdetemi di vista. Vi abbraccio.  (E.Manfucci ne Il Camaleonte)

Ci si deve applicare molto per ottenere la perfezione, e anche per raggiungere una certa competenza. La mia ricerca e l'impegno che in questi ultimi anni mi hanno portato a cercare, lavorare, cambiare, riprovare, riscrivere in effetti hanno modificato molto non solo il modo di scrivere ma anche il modo di essere. Mi ritrovo però oggi al punto di partenza. Prima non ero perché "poetavo", o forse dimostravo uno strano compiacimento nelle cose che scrivevo. Forse, mi sono detta, sto sbagliando strada. Ho tentato di capire, invece quale fosse il percorso giusto. Incipit, interesse, cattura del lettore, frasi brevi, incisive, fai muovere i personaggi e non descrivere, niente poesia, niente contemplazione, azione!, intreccio... iperaggettivazione, ridondanza, frasi troppo lunghe, troppo auliche...Credevo di avere imparato. Ho imparato, credo. Ho imparato a scrivere così. Scrittura scarna, essenziale, quasi visiva. Si sentono le emozioni, si toccano piuttosto che leggerle... Torno a leggere in giro. E ciò che è considerato importante e valido è esattamente il contrario di ciò che mi è stato insegnato. Voli pindarici nei meandri poetici di un gesto, di un movimento. Intimità e contemplazione. Compiacimento. Impenetrabilità. E ora? Ora non so più scrivere come allora. Ora so scrivere come scrivo adesso. Dovrò ripercorrere tutto il cammino stavolta a ritroso?

dirò cose mie, quindi da prendere con il beneficio di inventario.
io non mi sono preoccupato mai sul come scrivere; piuttosto sul cosa scrivere.
io parto da una storia.
mi avvolge, mi strema, mi entra dentro.
la scrivo, la riscrivo.
poi sento che questa storia è terminata, va bene così.
passo alla forma.
allora. il mio primo libro: ho scritto periodi brevi, timorosi di dio e dell'occhio di un editor.
no: (ripeto: parlo per me) è importante essere chiari (uno), dare ritmo (due) e se possibile dare musicalità (tre).
prendete izzo.
prendete saramago.
izzo: periodi brevissimi. soggetto, verbo, complemento. poi un avverbio da solo. come un cane. ma che messo da solo è un cane che si fa guardare.
saramago invece (che ha più di 80 anni ma la freschezza di un ventenne): le frasi corrono senza virgole, virgolette, lunghissime, di mezza pagina anche.
lo stile viene, poi.
si scrive e si riscrive.
dopo però.
ma questa è la mia personalissima esperienza.

ora faccio invece un discorso più concreto, brutale.
cosa fare per essere pubblicati.
oc corre presentare un manoscritto... ben scritto. senza effetti speciali oppure, se ci sono, il primo comandamento è la chiarezza. mi spiego meglio. ho appena comperato un libro, un giallo, di un autore che ha pubblicato solo quel libro, anni fa, e che non ha pubblicato. siamo in una questura, estate fiorentina. il protagonista va dal questore. a un certo punto c'è la frase
Aveva delle ferie arretrate.
Bene: non si capisce chi: il protagonista o il questore?
Chiarezza.
se un manoscritto è chiaro verrà letto, se non lo è, se è troppo ridondante no.
soprattutto se siete esordienti.
a busi ed evengelisti è concessa la ridondanza.
ripeto: la chiarezza.
(che per me è sinonimo di seplicità).
poi mettetevi nei panni di un lettore di una casa editrice. fingete di essere lui.
allora, sta leggendo qualcosa che non gli fa venire il mal di testo.
qualcosa di chiaro e di scorrevole (che non vuol dire scrittura banale).
ora aspetta: aspetta di leggere e di provare curiosità, emozioni, sensazioni, magari vedendo cosa legge.
a questo punto mi fermo.
un saluto
remobassini

Riporto solo il commento bellissimo e di grande utilità di Remo Bassini, scrittore, incontrato da poco ma che porta avanti sul suo blog un dibattito "in progress" sulla scrittura, sull'editoria, sullo scrivere e su molto molto altro ancora che vale, vale davvero la pena di seguire. Un blog di quelli che un tempo avrei frequentato con assiduità totale e assoluta. Consiglio a tutti di visitarlo.



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giovedì, 18 maggio 2006, ore 12:06
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni, deliri allo specchio

— Me ne vado. Vado via.
Vado via dove?
— Via.
Ma dove via?  Via da che?
— Via da tutto, via da me. Via dai miei pensieri, via dai sogni e dai desideri, via dalle immagini trite e ritrite di sofferenza e speranza, via da tutto quello che ogni tanto mi si presenta come possibile e importante, via da tanta voglia di essere e di esserci, via da questo mio innato desiderio di apprendere e di diventare. Via. Ecco fatto. Adesso cancello tutto, azzero il counter, chiudo bottega, chiudo tutto quello che ho scritto, detto, fatto, proposto, segnalato. Via.
A chi interessa?
— A nessuno. A me principalmente, ma in fondo, a tutto il resto del mondo. Via via via via. Ecco fatto, chiudo tutto e me ne vado. Prendo il primo treno e scappo. Fuggo. Fuggo lontano. Dove nessuno mi conosce, nessuno sa chi sono.
Perchè, chi sono io? Chi mi conosce per quella che sono? Chi sa chi sono io?
— Nessuno.
E allora?
— Allora che?
Allora... voglio dire, perchè fuggire, se tanto non sei nessuno nemmeno qui, e già qui nessuno sa chi sei?
— Ma dì mi stai prendendo per il culo? [
Opps... non è un termine che si addice ad una signora].
Perchè tu sei una signora?
— Io? Non lo so.
E allora chettifrega?
— Di che?
Cosa?
Cosa di che?
Di che cosa?
— Ma di', hai bevuto?
Sì, ho bevuto.
— Ah ecco...
Ho bevuto acqua.
— Oooohhh, ma ci fai o ci sei?
Ma mi dici cosa vuoi da me?
— Io?
Si tu!
— Io non voglio niente da te.
E allora perchè mi stai addosso scusa?
— Io ti sto addosso?  Senti, ma mi spieghi cosa vuoi?
Ti ho detto che non voglio proprio niente. Tu fai domande, io ti rispondo.
— Ma ti ho chiesto risposte? Dimmi, ti ho chiesto di rispondermi?
Ma non posso fare a meno di dartele. Proprio non posso.
— E perchè, sentiamo...
Perchè io sono te.
— Tu sei cosa???
Sì, io sono te. Quella che sta dall'altra parte.
— Dall'altra parte dove?????
Dall'altra parte dello specchio, stronza!
— Ohh... bada a come parli!
Io parlo come mi pare. Di me, dico quello che voglio.
— DI TE, NON DI ME!
Ma lo vuoi capire, che quella che vedi allo specchio sei te????
— No tu non sei me.
Guarda, sai cosa ti dico?
— Eh... dimmi dai!
E' proprio meglio, che tu te ne vada.
— Oh, brava, adesso hai capito. Me ne vado.
— Ehm...dove?
— AIUTOOOO!!!!!

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mercoledì, 27 aprile 2005, ore 13:14
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni, momenti

Come una mamma, o forse meglio... una figlia apprensiva e timorosa, osservo e vorrei silenzio attorno a lui, rispetto e silenzio, comprensione e silenzio, attenzione ma silenzio. Non posso fare altro che pregare per lui. Che Chi lo ha voluto a quell'incarico così gravoso ma importante per tutti noi che crediamo,  ce lo conservi in salute, attivo e fattivo. Perché gli voglio già molto bene. 

"Ho voluto chiamarmi Benedetto XVI - ha spiegato il pontefice - per riallacciarmi idealmente al venerato Pontefice
Benedetto XV (Giacomo Della Chiesa, il pontefice genovese che governò la Chiesa tra il 1914 e il '22 e definì la Prima guerra mondiale "inutile strage", ndr), che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del conflitto mondiale. Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste. Sulle sue orme desidero porre il mio ministero a servizio della riconciliazione e dell'armonia tra gli uomini e i popoli".

C'è un'altra ragione per cui l'ex cardinale Ratzinger ha voluto imporsi il nome di Benedetto XVI, ed è la devozione che coltiva da tempo verso il santo di Norcia, fondatore dell'Ordine dei Benedettini: "Il nome Benedetto - ha spiegato il Pontefice - evoca la straordinaria figura del grande Patriarca del monachesimo occidentale, San Benedetto da Norcia, compatrono d'Europa. San Benedetto costituisce un fondamentale punto di riferimento per l'unità dell'Europa. Chiedo a San Benedetto di aiutarci a tenere ferma la centralità di Cristo nella nostra esistenza".

ecco... come si fa a non voler bene a un Papa così?


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giovedì, 04 novembre 2004, ore 19:59
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni

Il post sotto, in effetti, è davvero molto pesante... perciò, evidenzierò qui, tutti i commenti che giungeranno, sia in questo blog sia nell'altro, concernenti l'argomento. E' un argomento che mi preme moltissimo. E pertanto, siccome mi piace conservare le cose che mi premono, farò raccolta di commenti in maniera più evidente...

Arbasino diceva che c'erano solo due modi di strutturare il racconto di uno scrittore. Il primo quello "da ingegnere". Cioè quello di chi ha ben in mente la storia da raccontare, divisa e scandita da un inizio e da una fine prestabilita. L'altro è quello di chi inizia a scrivere una storia senza sapere come si svilupperà, nè come finirà. Io apprezzo di più la scrittura che sgorga dal sangue, dai nervi e dal cuore, più che dal cervello che, forse, ha più stile, ma suscita meno emozioni. Un abbraccio Ipa e grazie per i tuoi commenti sempre così lusinghieri...:)BaroneAgamennone (http://baronerosso.splinder.com)

Io non riesco mica a dirti niente, dopo questo post. Insomma, è tutto da ascoltare, ecco. pennastilo (
http://inchiostrando.splinder.com)

Ciao Ipotta, che dire di te di Zoppetti, di Arbasino e del barone? Casualmente io sono davvero un ingegnere, anzi sarebbe più corretto dire io "faccio" l'ingegnere, e se fossi uno scrittore direi che "faccio" lo scrittore, come durante il giorno "faccio" il passante, l'avventore del bar, il cliente del barbiere, il paziente del dentista, il figlio, il padre, il marito, lo "scrittore" momentaneo su splinder o qualsiasi altra cosa può capitarmi di fare. Dovessi dire cosa sono mi limiterei a dire che sono Paolo e che spero sempre che quello che "sono" riesca in qualche modo ad apparire in quello che faccio. (Sperando pure di apparire un pò ipocrita ogni volta che apparisse un pò meno). blancoebleu (http://blancoebleu.splinder.com)

Beh, io conosco uno scrittore, per se stesso, che a volte neanche conserva i suoi scritti... Mi ripete sempre che un albero di mele che produce frutti, continuerà a produrne e lui... continuerà a scrivere solo per amore di scrivere... Bacio cara:)_ LDillydavis (http://lillydavis.splinder.com)


Se fossi io lo scrittore che cerchi, avrei trovato prima io te, piuttosto che tu me. Ma siccome non sono uno scrittore e non ne conosco alcuno, ti affido le mie pagine bianche (a volte colorate) che potrai percorrere con la punta della tua penna, muovendoti fra spiagge, pennelli, manoscritti e girasoli. alfiererosso (http://alfiererosso.iobloggo.com)

L'intervento di Caan, scrittore per davvero sotto pseudonimo su questo spazio web, è in rosso, per volontà mia di evidenziazione particolare. Scrive, intervenendo sul blog di Morly "...a lui le borse della spesa, non spaccano le dita: è per questo che scrive" un blog che parla di scrittura femminile e non solo, di donne e non solo, ma sempre e comunque con una capacità rara di affrontare ogni argomento con elevato livello culturale e singolare intelligenza da parte delle co-gestori, Lorenza Montanari, in arte Morly, e Carla Astolfi, in arte Joy_lb... un blog e due lady del web che mi stanno particolarmente a cuore.

Cara Ipanema,
sono Caan e col mio vero nome, nonché una serie di pseudonimi, scrivo e pubblico ormai da vent’anni. Ti dico la mia sul senso della scrittura. Non so dirti COME scrivo, qual è cioè la mia tecnica, perché io scrivo in maniera istintiva. Possiedo certamente un metodo, ma non ne conosco le norme, che sono per me inconsapevoli.
Quel che so bene è PERCHE’ scrivo. Io scrivo per mettere ordine nella parte di me che è disordinata, quella che funziona in maniera ossessiva e che perciò ha bisogno di essere calmata col “pensiero preventivo”, che ha bisogno di eliminare l’imprevedibile (e l’angoscia che ne deriva) con una formula di esistenza ordinata e strutturata. La scrittura che io dono a quella parte di me, in quanto metodo di ordine e struttura, calma l’ossessione e la trasforma in prevenzione: in tal modo evito le crisi e le rotture e riesco a governare “la bestia”. La parte di me che giudico “sana”, cioè razionale e solare, non reclama alcun pensiero e riesce a vivere senza organizzazione, non ha pertanto bisogno di scrivere. Chi scrive è la mia porzione femminile; non scrive invece quella maschile. In altre parole: io scrivo perché sono schizofrenico, e lo sono perché la parte dissoluta di me sa che il nulla è preponderante, che il mondo finirà e che la vita si estinguerà. Scrivendo tengo tranquilla quella parte, la metto in ordine, le creo il giochino che le serve per sopravvivere. Scrivo, insomma, anche se so che non serve a nulla. Proprio come amare: non serve a nulla. Eppure è bello, molto bello. Scrivere infatti è per me come amare. E dato che nella vita si ama così poco, la scrittura mi permette di amare sempre. Spero che queste righe contengano qualcosa su cui meditare. Un caro abbraccio mediatico.
PS: Mi permetto di postare questo messaggio da te e anche nell’intelligente blog di Morly, che se desideri potrai indicare agli amici che frequentano questo spazio.
Caan commentatore anonimo di (http://morly.splinder.com)

Le tue righe Caan mi hanno abbastanza colpito e così, ho intervistato M.M. che scrive nel mio sito: www.lillydavis.net/Cultura.htm
Egli ti capisce ed è un problema che riguarda tutti, ma che viene sentito + intensamente secondo gli individui. Queste questioni hanno avuto risposte chiarissime nella storia dell’umanità che sembrano essere perpetuamente ignorate. Il problema risiede sempre nel nostro mentale, come molti maestri hanno meravigliosamente spiegato. Di cosa avremmo bisogno per quietare la nostra “bestia”?
“Controllare il mentale necessita di un secondo mentale per controllare il primo”.
Scacco matto:il secondo mentale avrà naturalmente se non gli stessi, dei problemi molto similari al primo.
“E poi, detto fra noi, questo mentale cos’è? Futuro, Ricordi, tutto ciò che è già finito o che ancora deve arrivare, cioè quello che adesso è niente”. (M.M.)
A presto Caan ed un bacio alla mia cara amica Ipa;)_LD
lillydavis (http://lillydavis.splinder.com)

Ciao lillydavis,
grazie del tuo contrappunto, mediato anche da M.M. Permettimi di insistere. Quando senti che la scrittura ti serve come un farmaco necessario, non hai tempo di pensare a cosa è “il mentale” e al fatto che – per il fatto che controlli un mentale con altro mentale – sei in posizione di scacco matto. Quando ti senti nella condizione di DOVER scrivere, l’utilizzo di un mentale che forse è niente, che forse è costituito dalla materia impalpabile di qualcosa che ancora deve arrivare, torna alquanto comodo. Come quando hai fame e non guardi tanto per il sottile, mettendo sotto i denti anche un tozzo secco di pane che ti capita per le mani... La visione romantica della scrittura come fatto che sgorga da una ispirazione è secondo me non praticabile. La scrittura è cura, una cura che mi porta ad avere un certo benessere, a stare meglio. E quando ho bisogno di stare meglio, non guardo per il sottile.
Perché ho voluto fare questo contrappunto? Per fare in modo che l’iniziale istigazione di Ipanema giunga a ulteriori e più radicali conseguenze.
Ecco allora ciò che aggiungo.
Se quel che ho detto ha un minimo senso, se cioè la scrittura è cura, è amore, è rischio, allora tutto ciò che si chiama “Scuola di scrittura creativa” è una straordinaria idiozia.
Sul problema invito a leggere l’ultimo libro di Stefano Lanuzza, “Punto e virgola”, appena uscito da Stampa Alternativa: è spiegato molto bene perché Baricco e consimili – inventori di scuole alquanto costose – stanno prendendo per i fondelli una marea di giovani che ambiscono alla scrittura... - - CAAN - -

Morly non piange mai: se lo è vietato fin da quando era piccola, se lo è talmente vietato che ora non ci riesce più, anche quando sente forte il bisogno di farlo. Rare, molto rare, sono dunque le lacrime di morly: ma devo dire che in questo caso, bè, un paio di lacrimucce le ho versate, perchè l'intervento di caan è talmente sentito, talmente 'forte', insomma talmente 'bello', da avere veramente toccato la mia sensibilità più profonda, ridestandola dal silenzio. Concordo con Ipa sul fatto che per il commento di caan non ci siano parole, dice talmente 'tanto' che lì per lì lascia completamente muti.
Ma a me ha dato ancor di più, ovvero mi ha aiutato a comprendere il perchè io scrivo per 'mestiere' ma non sono capace di scrivere 'per me', in sostanza di 'scrivere per scrivere'. La parola chiave è 'disordine': caan dice di scrivere per dare un ordine alla sua parte 'disordinata', e ammette anche che questa è la sua parte 'femminile', in sostanza quella che non si placa, che si agita senza pace, anche in vista della 'fine' che non vogliamo accettare. Parole preziose per me, che mi hanno aiutato a capire, di me, qualcosa di più: io non scrivo perchè non voglio mettere ordine nel mio disordine, perchè il disordine è la mia vita, e non riesco a oppormi a questa mia realtà quotidiana. Il disordine è femmina, come caan sottolinea tra le righe, e io sono 'femmina' non solo dal punto di vista fisico e anagrafico, ma soprattutto dal punto di vista mentale, quindi non riesco, nel mio 'marasma di donna', a trovare una 'linea guida', a decidere di mettere ordine nella confusione che affligge i miei giorni. Però scrivo eccome: lo faccio ogni giorno per lavoro, e lo faccio bene, il perchè ora mi è chiaro: a scrivere 'per lavoro' è la mia parte 'maschile', quella che accetta il dovere, il comando e l'obbligo, in quanto realtà a cui la vita stessa soggiace. Ma quando questo 'compito maschile' finisce, quando non è più necessario dar retta alla mia parte 'razionale', allora entra in ballo la mia parte femminile, quella che ama il 'disordine' e che si rifiuta di risolverlo: la riconosco, questa mia parte, nei mucchi di fogli in disordine vicino al pc, la riconosco in quella lista della spesa che non sono mai capace di scrivere, la riconosco nella 'casualità' che guida tutti gli eventi della mia vita, una casualità a cui io non riesco a opporre resistenza alcuna. Ecco perchè la mia 'penna' si ferma quando il 'lavoro' è finito: perchè in quel momento cesso di essere 'maschio' e comincio a essere 'femmina', con tutta l'irrazionalità che ne deriva. Magari scrivo una mail, all'amato o a un'amica, ma 'oltre' non vado, perchè sono donna, e dunque 'oltre' mi rifiuto di andare.
Devo riflettere su tutto questo, devo superarlo. Anche in nome dell'amore: scrivere è come amare, e allora devo imparare a 'gettare' una parte dell'amore che mi abita sulla pagina bianca, evitando di viverlo solo nel 'disordine' del mio cuore, che però, sotto sotto, un ordine ce l'ha eccome.
Grazie a caan per avermi 'aperto gli occhi', e grazie a ipa per aver proposto un quesito che va ben al di là delle parole con cui è stato espresso.
Riporterò questo commento su 'scarabocchi'.
morly (http://morly.splinder.com)

....."E dato che nella vita si ama così poco, la pittura mi permette di amare sempre...".vale anche così....buongiorno amica mia....





































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giovedì, 04 novembre 2004, ore 16:19
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni

Se conoscessi uno scrittore, lo riempirei di domande. Lo aggredirei con un fuoco di fila talmente rapido e pressante che probabilmente non avrebbe il tempo di rispondermi. Se conoscessi uno scrittore, prima di tutto gli chiederei perché scrive. Scrive per se stesso, per comunicare le proprie emozioni e le sensazioni, i pensieri e le riflessioni a quel foglio di carta bianco che piano piano si riempie di parole, a volte scarabocchiate, a volte cancellate, accartocciate in palline, ammucchiate fuori da un cestino casualmente adibito a cesto da pallacanestro…? O scrive pensando alla signora del terzo piano che così gentile lo saluta tutte le mattine e che magari di nascosto, timidamente, per curiosità, comprerebbe il suo libro per leggerlo, anche senza capirci niente…? O sperando che la cassiera dell’ultima cassa del supermercato in fondo alla via, comprenda i suoi struggimenti o le sue incazzature…? Gli chiederei se costruisce i suoi pensieri, li mette in bella fila davanti a se, li organizza, prima tu, poi tu, e adesso tu, seguito da quest’ultimo miserello e paurosino…? O se li rovescia scaricandoli da se stesso, in ordine sparso, secondo il tumulto del momento, della situazione, della passione provata, per poi analizzarli successivamente, vivisezionandoli, scavando ancor più nel profondo…Gli chiederei se scrivere è un regalare se stessi, un farsi saccheggiare dal lettore o se invece è solo marketing poetico-letterario, prima l’analisi del target, poi il report sul bisogno reale , infine la risultante, pronta per essere pubblicata…Sicuramente gli chiederei quando scrive… se di notte, al lume di una fioca lampadina, quando tutti dormono intorno a lui, solo e immerso in quel silenzio pungente e ovattato che circonda chi sente e che vuol sentire, le orecchie tese in un ascolto attento e trepidante del suono dei propri battiti vitali, e delle proprie aspirazioni, o se invece scrive quando il vento soffia un lamento doloroso, perché si può scrivere bene veramente solo quando si soffre, quando le tempie pulsano di quel male così violento che si allevia solo svuotandosi un po’ delle proprie angoscie… o se invece è la luce del sole, della vita, del mattino o del pomeriggio assolato, a dargli ispirazione, a permettergli di creare… Ma soprattutto gli chiederei se ama quello che scrive. Se dopo aver scritto, guardandosi nello specchio di lettere e pensieri, ritrovandosi stampato e cesellato in quell’intrico di geroglifici, ne apprezzi il risultato, o se il fuoco mai sopito di quel forsennato bisogno di vergare carta su carta il prodotto della propria mente, lo costringa ad un cercare perenne, e quindi a detestarsi per non essere perfetto, consapevole dei propri limiti ormai impressi indelebilmente e riprendere perciò a correre, in una gara con se stesso infinita e consumante. Se conoscessi uno scrittore, gli chiederei … se scrivere è amore continuo o se è solo ricerca del bello… se scrivere è emozione e tumulto piuttosto che calcolo e analisi… se conoscessi uno scrittore, forse non avrei il coraggio di chiedergli nulla.



Questo pezzo, che ormai è diventato il mio "grido di battaglia" lo scrissi qualche anno fa, e lo inviai ad uno scrittore più o meno famoso, Tommaso Labranca. Non mi rispose mai. Poi lo proposi in un altro blog di scrittori... e non ottenni nessuna risposta. Infine, lo pubblicai su "Battello Scrittura" e nei quattro commenti che ottenni, nessuna particolare risposta, tranne una gentile di Paolo Galloni che mi diceva di chiederlo a me stessa...visto che la mia scrittura mi promuoveva... Oggi, ho ripetuto la richiesta ad Antonio Zoppetti, in arte Zop. Ecco, qui di seguito, la sua esauriente e interessantissima, quanto assai lunga risposta... vi consiglio tutta la pazienza necessaria nel leggerla, perchè a mio avviso, dice cose singolari...

Se fossi uno scrittore non scriverei per me stesso. Nemmeno un blog si scrive per se stessi il più delle volte. Se fossi uno scrittore scriverei per comunicare. O nella speranza di riuscire a comunicare e a raccontare qualcosa che arriverà forse solo a pochissimi lettori in grado di apprezzarlo, se mai arriverà a loro. Mi rivolgerei a quei pochissimi lettori che giocherei a immaginare uguali a me stesso. Il che è di sicuro un'illusione. O forse un messaggio lanciato in una bottiglia, nella speranza che arrivi alla persona giusta. Anche se nella realtà difficilmente quel qualcuno che mi leggerebbe sarebbe come lo avevo sperato e costruito nella mia fantasia. Se fossi uno scrittore per prima cosa proverei a distruggere l'immagine dello scrittore alle prese con la sua creatività davanti al foglio bianco, alla ricerca di un'ispirazione. Quando si scrive c'è sempre un progetto che precede la scrittura. Ci si inserisce in una rete di idee e di connessioni che sono già state scritte dagli altri e che si hanno ben presente. Scriverei per dire la mia. Scriverei per aggiungere qualcosa. Se fossi uno scrittore, scrivendo, proverei a inventare qualcosa di nuovo, perché non ha nessun senso scrivere qualcosa che hanno già scritto altri, migliaia di volte, magari meglio e prima di me, in un panorama editoriale in cui si pubblicano molti più libri di quanti non se ne possano leggere. Se fossi uno scrittore non avrei nessun rapporto con la carta e con i fogli accartocciati, nel momento in cui scrivo. Perché oggi scrivere è semplicemente ri-scrivere e si fa davanti a un monitor, attraverso parole di luce e senza consistenza che puoi rivedere e migliorare all'infinito. Se fossi uno scrittore me ne fregherei di scrivere qualcosa per la signora del terzo piano. Ci sono già tanti altri scrittori che scrivono proprio per lei. Però, se fossi uno scrittore, non potrei scrivere nulla, per quanto strambo o innovativo, che eventualmente non potesse apprezzare - o per lo meno capire - anche la signora del terzo piano. Anche se non è il suo genere. Se fossi uno scrittore i miei pensieri sarebbero tutti attorcigliati tra loro e rifuggirei le cose lineari che fanno tutti, e cercherei di scrivere qualcosa di circolare come un puzzle. Cercherei di scrivere e raccontare non quello che mi è successo ma quel che penso. Non descriverei mai come è il mondo ma come lo penso io. Se fossi uno scrittore prima di scrivere qualcosa l'avrei dovuto prima pensare e progettare per almeno un anno. E lo scriverei solo dopo che nella mia testa avrebbe già preso forma. Lo scriverei semplicemente cercando di tradurre la forma delle idee, che è come quella dei sogni, in una forma fatta per essere compresa da tutti. Inseguendo come posso la sintesi tra creatività e razionalità. Se fossi uno scrittore scriverei quando potrei, nei ritagli di tempo, non importa se di giorno o di notte. Scriverei quando me lo lasciano fare. Quando non sono costretto a lavorare, a mangiare, a dormire, a uscire, a dare retta a qualcuno. E a volte scriverei perché è il solo modo per smettere di soffrire. Poi, quando qualcosa avrebbe preso forma, la leggerei e la riscriverei almeno altre 20 volte per migliorarla fino alla nausea. Solo allora lo cercherei di fare leggere il tutto a qualcun altro, che stimo, perché mi confermi che quel che ho scritto non ha un valore solo per me. Perché mi confermi che è qualcosa di diverso da una voglia di comunicare qualcosa di autobiografico. E solo dopo aver capito che quel che ho scritto non è il frutto di una logorroica e narcisistica voglia di me, solo allora cercherei di trovare un modo per fare arrivare alla gente quello che ho scritto. E in quel momento mi scontrerei con la parte più dura dell'essere uno scrittore. Con la presa di coscienza della realtà. Con il rifiuto delle case editrici. Con l'inavvicinabilità della maggior parte di esse che nel marasma delle proposte che ricevono non sono affatto in grado di discernere ciò che merita da ciò che non merita. Non ne hanno il tempo. Né la voglia. In alcuni casi nemmeno le capacità. Forse. Anche se fossi uno scrittore, di sicuro non avrei una casa editrice pronta a pubblicare quel che scrivo e propongo. Così passerei un anno a cercare di avvicinare almeno gli editori più piccoli. Nella speranza che qualcuno mi risponda o voglia semplicemente valutare la mia proposta con la giusta attenzione. Se fossi uno scrittore me ne fregherei di pubblicare gli scritti che hanno il loro target di vendibilità collaudato. Venderei le considerazioni di marketing all'editore, per convincerlo a pubblicarmi, non ai miei potenziali lettori a cui voglio raccontare una storia più che venderla. E non ci resterei male quando, davanti a una proposta innovativa, mi sentirei rispondere che se nessuno aveva mai proposto una cosa del genere ci sarà un perché. Come a dire che non funzionerebbe. Come a dire che è meglio pubblicare cose già viste, perché ci sono già dei dati di vendita che ne certificano il senso, invece che prvare a proporre qualcosa di nuovo. Se fossi uno scrittore, solo dopo aver trovato un editore e dopo aver terminato l'inferno che segue la scrittura e la stesura di uno scritto, solo allora, potrei sedermi un momento a riposare per guardare, dall'esterno, il libro che ne è uscito fuori. E a quel punto mi chiederei con stupore come faceva, prima, a stare tutto dentro di me. Se fossi uno scrittore andrei infine a spiare in quali, tra le grandi librerie che offrono migliaia di libri, ci sarebbe posto per una o due copie del mio libro, nascoste chissà dove, che nemmeno io le troverei senza l'aiuto del commesso. E assiterei alle recensioni che escono di altri libri banali distribuiti in migliaia di copie, mentre il mio lavoro resterebbe ignorato. Se fossi uno scrittore, probabilmente sarei costretto a scrivere e a pubblicare un sacco di stronzate di cui mi vergognerei, solo perché qualcuno mi pagherebbe per farlo. Nella speranza di riuscire a questo modo di ricavarmi anche la possibilità di scrivere qualcosa come la vorrei io. Qualcosa che sarebbe molto difficile da pubblicare. Ma soprattutto, se fossi uno scrittore, non avrei mai risposto a tutte le tue domande. zZzop http://www.linguaggioglobale.com LINGUAGGIO GLOBALE editore di multimedia d'autore

 
Se il giochino del testo scorrevole o la lunghezza del testo vi annoia, potete leggere sia il primo che il secondo testo, affiancati, qui





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martedì, 26 ottobre 2004, ore 08:34
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni, segnalazione

Ormai si sa, questo blog è più il contenitore di cose che mi colpiscono, che mi piacciono, che mi attraggono, piuttosto che l'esposizione di cose mie personali, di esibizione di me. Anche il pezzo sotto, non è mio, ma di uno scritt'ore (lui si definisce così... e mi è simpatico anche per questo) che ho scoperto da poco ma che seguo regolarmente. La sua riflessione, per un pezzettino riportata qui sotto, mi è rimasta in testa. Per "liberarmene" la devo depositare e regalare...

Saya senang dengan kamu

Tornando a Valdobbiadene in treno, mercoledì sera, grazie a un libro regalatomi da un'amica ho scoperto qualcosa che mi è piaciuto subito, senza rifletterci troppo.
Gli indonesiani dicono: "Ti amo" solo nella canzonette (saya cintamu), ma nella vita di tutti i giorni usano un'altra espressione. Saya senang dengan kamu, che significa: "Sono felice con te".
Adesso cerco di capire perché mi sia piaciuta.

In effetti ti amo è una frase che vuol dire tutto, quindi anche niente. Ti amo è un sentimento astratto, non si riferisce a ciò che si è e si fa. Si può dire ti amo ed essere disperati, ad esempio. Oppure si può dire ti amo e sottintendere, o meno, una serie infinita di ma.
Sono felice con te, invece, è concreto: è il massimo che si possa dire quando si è innamorati di qualcuno. Perché è quel con te che diventa il centro, è l'essere insieme che diventa fondamentale. E questo stare insieme rende felici.

Ti amo lo si può dire anche ad una persona che non ricambia affatto il tuo amore. Lo si può dire vivendo all'altro capo del mondo. Lo si può dire perfino se si vive malissimo insieme.
Sono felice con te è qualche cosa in più. Perché in un rapporto fra due persone l'amore è importante, ci mancherebbe, ma più passa il tempo più diventa importante lo stare bene insieme. Nulla contro gli amori maledetti e disperati, però in un rapporto quotidiano dove ogni giorno si deve percorrere una strada a due è più importante quell'essere felici: quell'essere felici con te.

Se poi le cose dovessero andare male, perché spesso le cose vanno male in una coppia (non nascondiamoci dietro a un dito), diventa allora più facile la negazione.
Non ti amo più è una frase che spinge subito all'immancabile domanda: "Perché?".
>>>>> (continua a leggere su Roberto Tossani )







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domenica, 17 ottobre 2004, ore 16:11
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni

Da una pagina statistiche che per puro caso scopro sul mio blog, risultano 181 link verso altri blog o siti web dal mio blog, contro i 15 sui quali risulterei linkata io... questo mi rincuora. Dimostra quanto io sia "preoccupata", "interessata", "angosciata", e soprattutto "ossessionata" dall'apparire, l'esser letta e l'esser conosciuta sul web, come qualcuno ha a suo tempo voluto dimostrare . Pochissimi ma buonissimi, è sempre stato nella vita il mio motto. Nella vita reale, e anche nella vita virtuale... I blog o siti linkati qui a fianco sono un mio promemoria, e una segnalazione ai passanti estemporanei. Niente più. Mai chiesto, mai preteso scambio link, e mai sentita offesa se a linkare sono stata io senza ottenerne in cambio lo stesso favore. Si riceve sempre, quando si dà. Ma non è detto che ciò accada dalla persona che ha ricevuto da te. E non è nemmeno necessario che sia così. Augh. Ho detto.


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sabato, 16 ottobre 2004, ore 10:04
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni, a me i blog

Ci sono lingue di diversi paesi del mondo, che hanno una musicalità talmente forte, da sembrar melodia, e anche se non ne capisci nulla, rimarresti ad ascoltarle per ore ed ore. Stesso vale per alcuni dialetti italiani. A me - guarda un po' - piace moltissimo il dialetto calabrese (ce ne sono di vario tipo, ma mi piacciono quasi tutti...) ma c'è una "lingua" che sta sorgendo adesso e che è ancora pressochè sconosciuta ai più... una specie di esperanto del web: l'html stretto... ah... lo adoro! Quando trovo qualche esperto che inizia a parlare di tools, feed, width45%, referrers, position:absolute, style sheets, css, float:left + align:left... io potrei rimanere ad ascoltarlo per ore ed ore ed ore... provate anche voi: qui, una chiacchierata in html stretto tra Heracleum e Settolo...


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venerdì, 15 ottobre 2004, ore 14:44
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni

Ci sono dei blog che visito regolarmente e che leggo in silenzio. Nel senso che non commento. Anche se mi piacerebbe. Ce ne sono altri nei quali vado spesso, e dove ogni tanto mi azzardo a commentare. Poi ovviamente ce ne sono tanti dove mi sento quasi a casa mia, dove non ho remore di intervento, dove sento una speciale empatia con il pur sconosciuto proprietario/a. Perchè questo strano comportamento? Credo dipenda dal fatto che appunto, i blog sono un po' come il tuo salotto di casa. Ho spesso immaginato web community e blog come una sorta di salotto, arredato a seconda della personalità e l'età del padrone di casa, dove ci si può sedere, a volta intimiditi, a volta invece con molta comodità e dove magari ci si ritrova a scherzare, discutere, dissentire, disquisire, riflettere. In ogni blog si instaura una sorta di "famiglia" di lettori, amici veri o virtuali con i quali c'è confidenza, si scherza, si gioca, si ammicca a fatti accaduti in passato, recenti o remoti, e spesso, interrompere quella colloquiale ilarità è imbarazzante, sembra quasi di profanare qualcosa. Sbaglio probabilmente, in tutti bisognerebbe avere la stessa naturalezza, lo stesso atteggiamento confidenziale, ma in alcuni, mi ritrovo a muovermi in punta di piedi, timorosa. D'altronde, io sono una timida. Può non sembrar vero... ma è così.


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mercoledì, 06 ottobre 2004, ore 09:34
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni

Prima di confessare la mia ultima debolezza televisiva, così da avviare una catarsi completa, devo fare alcune premesse:

1. Il GF prima edizione, l'ho subito negli spazi a lui dedicati prima dei vari tiggì, e se so chi ha vinto è solo per puro caso, soprattutto per via del pianto continuo e pietoso che la vincitrice continua a proporre a tutte le emittenti che esasperate la ospitano per disperazione;
2. Il GF2 non so neppure che cosa sia; il GF3 idem;
3. Altra cosa il GF4: in effetti mi piaceva e mi continua a piacere Patrick, come personaggio televisivo. E mi sono divertita a vederlo distruggere le suite ed i tuguri, le sue gare di cuscinate con varie malcapitate di turno. Quindi, sì, da un certo punto in poi, ho qualche volta seguito la trasmissione, ammetto anche sbirciando la diretta su SKY, anche se è di una noia mortale.
4. Sta andando in onda un GF5??? Ma se è appena terminato il GF4!!!!
5. Ho sbirciato ogni tanto, qualche prova de LA TALPA: mi ha impressionato la camminata sui carboni ardenti di Brigitte Nielsen. E l'ultima prova con le cavallette della Melillo... non mi è mai intrigato sapere chi fosse La Talpa... che fosse Predolin non mi ha fatto rabbrividire o indignare...
6. LA FATTORIA è un discorso a parte: poichè ha comunque una sua valenza "
antropologica" ho guardato qualche spezzone: mi ha fatto riflettere il fatto che in condizioni di vita più precarie, la vecchia legge della giungla (quella del "Io Tarzan, tu Jane" per intenderci) è sempre quella a prevalere...

Fatte le dovute premesse, per bisogno di sincerità e di catarsi, adesso lo posso confessare:
sono una appassionata sfegatata de
L'ISOLA DEI FAMOSI.
anche le persone più insospettabili, hanno delle debolezze. Questa è la mia.

Ora, prego, processatemi pure!











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lunedì, 04 ottobre 2004, ore 20:51
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni

Certo che - a proposito di piattaforme e migrazioni - Excite funziona un giorno sì e otto no! Capisco quindi chi cambi piattaforma in questi casi... A tutti gli amici che hanno un blog su Excite (me compresa...): non riesco a venirvi a salutare. Anche se mi sarebbe piaciuto tanto... à la prochaine!

a breve, una confessione aperta e sincera... un mea culpa, una sconvolgente rivelazione... su qualcosa che ho sempre avuto pudore ad ammettere...

un po' di musica:
Take Five Dave Brubeck stupenda per sognare ad occhi chiusi...




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lunedì, 10 maggio 2004, ore 11:21
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni, gente

Mi domando....

E adesso mi pongo delle domande.
Quella Lynndie che si vede nelle foto... adesso è incinta di cinque mesi.
Il padre, è un altro torturatore...
Mi immagino, mentre si occupa del suo bambino indifeso... lei che ha visto e ha fatto quello che ha fatto...e che le sorriderà estasiato, felice di ricevere i baci dolcissimi di una madre. Ne sarà capace, lei?
Mah... saranno pregiudizi.
Saranno pensieri razzisti.
Una madre, già torturatrice di Iracheni, può comunque essere un genitore preoccupato e delicato.
Forse.
Non so.
Non riesco a pensare.
Non riesco a non pensarci, però.
Ma continuo a pormi delle domande: erano soldati.
Magari invasati, perchè in fondo, quando si sceglie di partire e di andare a combattere in un paese che nemmeno sai dove sia, devi essere per forza di indole violenta o comunque, avere dentro rabbia e voglia di spaccare ossa.
Altrimenti, sceglieresti di fare il missionario.
Forse.
Erano però soldati.
Con un capo che comanda, che dà ordini e direttive.
Ok.
Potevano ribellarsi.
Potevano dire No, non ci sto, non le faccio ste cose io.
Io lo avrei fatto.
Pagandone tutte le conseguenze.
Ma l'avrei fatto.
Loro, no.
Loro hanno seviziato.
Umiliato.
Vilipeso e ucciso a suon di botte.
Donne e uomini.
Carnefici e carcerieri.
Contro donne e uomini, vittime e prigionieri.
Lo hanno fatto.
Non ci sono scuse.
Però....
Però erano comandati.
Avevano degli ordini superiori.
E pagheranno solo loro.
Solo quelli che purtroppo, come ha detto Lynnie alla madre "ero nel posto sbagliato nel momento sbagliato".
Se non fosse stata ritratta in quelle foto, forse l'avrebbe scampata.
Ma i SUPERIORI, quelli che hanno detto "Fategli vedere l'inferno"...
quelli pagheranno?

Domande.
Sconforto.
Sconcerto.
Disgusto.
Non potevo postare ieri, questo scritto. Ieri era la giornata della mamma. Ma neppure riuscivo a pensare all'immagine solare ed edulcorata della mamma dolce e tenera, l'angelo del focolare che mi dipingevano a scuola da bambina. Ieri ho affidato il pensiero alle parole e alla matita di AnnaLuce, una blogger di grande sensibilità e talento. Io non potevo e non avevo voglia di commemorazioni. Mamme si è oggi in tanti modi diversi. Si può essere madri scellerate. E io non riesco ad essere ottimista. Non in questo mondo che mi fa vedere la sua faccia più oscura e malevola.








































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martedì, 23 marzo 2004, ore 14:34
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni

Sto pensando molto in questi giorni alla legge sulla laicità approvata in Francia. E per certi versi, soprattutto per ragioni emozionali e umane, la trovo molto più violenta, perchè toglie piuttosto che dare. Eppure, guardando un servizio di Dossier su RaiDue sabato pomeriggio, ho potuto anche apprezzarne le basi e le ragioni più democratiche. Togliere il velo alle donne, per permettere a tutte di essere uguali, nella laicità di una società e di uno stato. Togliere il velo alle donne, per scoperchiare e cancellare anni di repressione maschile sulle donne musulmane e privazione della libertà personale.
Fin qui... però penso anche a noi. A quando da ragazze, ti insegnavano che un sottile velo di pizzo era un segno di riverenza e di umiltà, da parte delle donne, nell'entrare in Chiesa e nell'accostarsi ai sacramenti, allo stesso tempo degli uomini, che dovevano scoprirsi il capo e lasciarsi quindi così non protetti, indifesi quasi, affidare al discendere di Dio su di essi.
Penso alle suore, che da sempre portano il velo, e che non hanno mai intimorito o spaventato nessuno, cosa che invece, sembra, possa fare un chador indossato da una maestra di scuola materna musulmana.
Penso ai Sikh... una casta della popolazione indiana, identificabile dal turbante, che pratica la non violenza e la disciplina yoga applicata alla vita quotidiana. Ce ne sono intere comunità in Italia, che vivono senza clamori, quasi trasparenti, ma che soprattutto mandriani, compiono un lavoro importantissimo, nell'allevamento del bestiame che viene utilizzato per produrre latte e formaggio nel Reggino.

Sikhs è prontamente identificabile dai loro turbans. Prendono un voto per non tagliare i loro capelli così come per non fumare o non bere le bevande di alcoolico. Quando Gobind Singh ha fondato (1699) la classe martial Khalsa ("puro"), i suoi seguicamme hanno fatto voto in mantenere cinque K: per portare capelli lunghi (kesh), un pettine nei capelli (kangha), in un bracelet d'acciaio sul polso di destra (kara), negli shorts del soldato (kachha) ed in una spada (kirpan). La tradizione persist ad oggi.

Per questi uomini, il turbante è l'identificazione propria di se stessi. Una legge come quella della laicità francese, porterebbe a doversi privare del turbante che destabilizzerebbe non solo il loro credo, ma la loro personalità umana. Mi sto chiedendo... ma me lo sto solo chiedendo... fa così paura un velo? E' un velo per proteggere o per nascondere?


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martedì, 24 febbraio 2004, ore 18:33
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni

Con gli occhi arrossati e la voce rotta dalla commozione, il direttore generale dell'Azienda ospedaliera Brotzu, Franco Meloni, ricorda così i tre componenti dell'equipe di cardiochirurgia morti stamane nello schianto del Cessna 500 mentre erano in volo da Roma a Cagliari per trasportare il cuore per un trapianto.
"Ci dimentichiamo di notare tutti quelli che fanno il loro mestiere con questa passione" ha continuato Meloni nel breve incontro coi giornalisti che il direttore dell'ospedale sardo ha avuto insieme al responsabile dell'area Cuore dell'Azienda, Valentino Martelli, cardiochirurgo di fama internazionale e già senatore, e il direttore del Dipartimento trapianti Ugo Storelli.
da www.repubblica.it
Essere medici, oggi non è più una missione come poteva esserlo anni fa, per molti, per troppi. Eppure, professionisti che dedicano la propria vita, che offrono la propria vita, che perdono la propria vita per salvare quella di un altro... fortunatamente ancora ci sono.
Ho letto troppo spesso, accuse e invettive contro i medici in generale. E' vero, non tutti sono santi, ma molti sono davvero, eroi, piccoli, anonimi, invisibili eroi di tutti i giorni. I nostri giorni.
Ipanema
Io credo ancora nei medici , nel loro giuramento , nella loro missione , sarò un illuso ? , spero di no!,ciao Luciano
LuSomma (http://lucianosomma.splinder.it) alle 22:14 del 24 febbraio, 2004
I medici non sono altro che degli artigiani che hanno a che fare con una materia mutevole e soggetta alle più svariate influenze esterne quale è il corpo umano, il grave è che spesso si atteggiano a scienziati...io sono uno di loro e li conosco bene...a volte, basterebbe che cambiassero un poco il loro approccio verso chi soffre, per fare del loro lavoro una missione, senza bisogno di eroismi.
Thea (
http://tappezzerie.splinder.it
) alle 00:04 del 25 febbraio, 2004
sono d'accordissimo con te, ipa! e, in generale, per mia natura non sono mai portato a fare di tutta l'erba un fascio! buona giornata!
Abreast
(http://parola.blog.excite.it/) alle 09:26 del 25 febbraio, 2004
Thea... in linea di massima, sono d'accordo con te. Ma - sul punto del "medico/artigiano - se così fosse, anche per i medici, sarebbe lecito promuoversi nella maniera vergognosa che sta imperversando in questo periodo nelle televisioni di tutti i generi. Fino a qualche tempo fa, ad esempio - e lo ritenevamo giustissimo, sia io, "donna della strada" sia mio marito, medico chiurgo e quindi parte in causa - i medici non potevano neppure inserire la propria fotografia su un sito web! Adesso niente meno che chiurugie in diretta! Questo, purtroppo svilisce, annichilisce una professione, e anche le varie specializzazioni che non sono solo apprendimento da e sui libri... ma è qualcosa che va al di là, della semplice manualità. Comprende etica, professionalità, umanità, considerazione, valori di vita... tutto un mondo di componenti che fanno del Medico qualcosa di più di un semplice artigiano. Almeno, io, penso che se e quando si ha a che fare con la vita di un altro essere umano, qualcosa di più è da considerare. Ma è solo la mia umanissima opinione! Un abbraccio, Ipanema
D'accordo con te Ipa. Un pensiero anche a quel paziente che era gia' pronto in sala operatoria in attesa del suo nuovo cuore. Che non e' mai arrivato. E la sua sofferenza continua. MD
nofilter (
http://nofilter.splinder.it) alle 14:20 del 25 febbraio, 2004










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venerdì, 20 febbraio 2004, ore 14:29
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni

[Il primo blog non si scorda mai]

I primi di gennaio di un anno fa, mi aggiravo timidamente tra quelli che solo dopo qualche tempo avrei capito pienamente essere i "blog"... anche se non sapevo che cosa fossero e come andassero tenuti, mi ero lanciata subito nella creazione di "Scarabocchi"... la prima edizione, chiusa a dicembre. Come tutti i neoblogger che non sanno come muoversi in giro per l'html, i templates, il caricamento delle immagini, i miei primi timidi passi furono attraverso la pagina cumulativa dei post di Splinder, quel "Scopri cosa scrivono gli altri blogger" che oggi è sostituito in home page da "Tob of The Blogs"... era rassicurante. Trascorrevi preziosissimi minuti a scrutare nella videata qualcosa che ti potesse catturare: un nick, il titolo di un blog originale, un post particolarmente accattivante o semplicemente "contro"... attraverso queste primissime incerte peregrinazioni, ho scoperto e poi continuato a frequentare quasi tutti i blog linkati a fianco di questo post. La maggior parte di essi, infatti mi hanno accompagnato fin dai primissimi momenti. E mi sorprendo ad osservare, che ci si affeziona ai "blog amici", e moltissimi, quasi la maggior parte di essi, sono gli stessi di un tempo, che continuo a visitare e ad apprezzare anche dopo tanto tempo trascorso. Ma il primo blog in assoluto, che non ho mai smesso di consultare e apprezzare fin dalle prime battute, che visitai e commentai per primo, quello che immediatamente aggiunse il link del mio blog al suo, mi citò e quindi mi diede dimostrazione della simpaticissima abitudine che contraddistingue i blog dal resto degli spazi sul web, è quello che oggi si chiama Diario notturno, già il blog di g. Un blog che mescola simpatia, ironia e attualità con saggia attenzione e senza cadere mai nella volgarità. E' un blog che merita di essere assaporato piano, come un buon vino. Un blog d.o.c.g. E' proprio vero, il primo blog non si scorda mai.


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lunedì, 16 febbraio 2004, ore 15:53
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni, momenti

“Blog” è una parola generica come “libro”.
Chi lo dice, è un genio. Lasciatemelo dire.
C'è stato un incontro sui blog, pochi giorni fa, a Napoli. "
Galassia Gutemberg" dal titolo "Come cambia la scrittura in Rete".
La versione di Giulio Mozzi dell'incontro a cui partecipava tra gli altri blogger anche Personalità Confusa,
qui.

E' buffo. Tutti parlano dei blog. Tutti si fanno un blog. Blog = editoria libera. Chiunque può divenire giornalista e/o scrittore e/o editore grazie ai blog. Anzi, abbasso gli editori, gli scrittori e i giornalisti. Ma perchè il sogno segreto di tutti i cisiddetti blogger è scrivere un libro, magari con un grande editore? MD nofilter (http://nofilter.splinder.it) alle 00:32 del 17 febbraio, 2004

MD alias Maurizio Dovigi, è uno scrittore, giornalista, e video blogger. Il suo vlog, nofilter, infatti è uno degli unici cinque al mondo ad usare le tecnologie multimediali per comunicare. Molto interessanti sempre i suoi argomenti che sono letteralmente presi d'assalto da commentatori che amano alternare discussioni impegnate con un più "salottiero" chiacchiericcio. Maurizio Dovigi, oltre ad altri libri di grande successo, ha scritto "Web Log" edito da Apogeo, il primo libro sui Blog, istruzioni per l'uso.

Blog e bloggers: quale identità?

di Tullia Fabiani

Chi sono i bloggers? Dei narcisisti, dei vanitosi, che amano parlare di sé e dare sfogo alla smania di protagonismo attraverso la scrittura in rete, o semplicemente persone che scrivono per fare informazione e cercare nel web uno spazio comune dove confrontarsi? La questione dell'identità dei bloggers è stata al centro del dibattito che sabato sera, 14 febbraio, si è svolto a Napoli nella Sala Metro di «Galassia Gutenberg, libri e multimedia». Protagonisti della discussione alcuni tra i "nomi" più noti della Rete: Giulio Mozzi, scrittore, direttore editoriale e blogger, Tiziano Scarpa, scrittore e collaboratore del blog collettivo Nazione Indiana, Luca Sofri giornalista e blogger, Giovanni De Mauro direttore della rivista «Internazionale» e i due bloggers La Pizia e Personalità Confusa.

L'appuntamento era tra i più attesi della manifestazione e la presenza numerosa del pubblico ha confermato le previsioni. Se i cambiamenti della scrittura nella rete erano, inizialmente, il tema portante del confronto, già dall'introduzione, ironica e provocatoria di Marino Sinibaldi (vice direttore di Radio Tre Rai, chiamato a coordinare il dibattito) l'attenzione è stata spostata su un piano generale, strutturale e originario: la definizione stessa di blog e di bloggers >>>

L'articolo tratto da L'Unità, è ripreso integralmente da Totòpergliamici, è molto interessante leggerlo. Soprattutto per chi, come me, si interroga ogni giorno sulla ragione per cui da ormai tanto tempo, scrivo su un foglio elettronico...












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martedì, 27 gennaio 2004, ore 09:44
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni

PER NON DIMENTICARE
27 GENNAIO 1945
ABBATTIMENTO DEI CANCELLI DI AUSCHWITZ
http://www.olokaustos.org/
http://www.emsf.rai.it/percorsi_tematici/memoria/index.htm
http://camlaw.rutgers.edu/publications/law-religion/nuremberg.htm
http://www.testimonianzedailager.rai.it/index.htm
http://www.ucei.it/
Se questo è un uomo
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

10 gennaio 1946
(Primo Levi)
























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lunedì, 26 gennaio 2004, ore 16:02
scarabocchiato da Ipanema in riflessioni, appello

GLI OCCHI DEI SAHRAWI >>
Sono circa 250 mila i Sahrawi che vivono in esilio in una striscia di deserto dell'Algeria, una zona assolutamente arida e povera. Povera di tutto quanto è generalmente indispensabile per vivere in modo dignitoso. Pochissima acqua, poca elettricità, aiuti alimentari che cominciano a scarseggiare. I bambini d'inverno si ammalano: la temperatura nelle tende scende moltissimo e capita spesso che alcuni di loro muoiano di polmonite, o si trascinino febbre e tosse per mesi interi. Eppure non rinunciano ad andare a scuola o a giocare senza giocattoli. Li vedi spuntare di corsa a piedi nudi dalle tende, dove anche un copertone bucato o una piccola pentola arrugginita sembrano il gioco più bello, capace di accendere la fantasia e aprire la loro immaginazione. Quando cammini per la strada, anche da lontano cominciano a sbracciarsi in saluti che non ho mai visto così calorosi, ti chiedono se hai una caramella e da dove arrivi. Sognano un altro mondo, sognano la Spagna, l'Italia, Cuba. Ci sono stati magari d'estate, ospiti delle famiglie che conoscono la causa dei Sahrawi. E parlano sempre del mare, non il loro, ma quello di altri popoli. Il mare, le caramelle, i pastelli per colorare: i bambini Sahrawi vivono con gli occhi e i pensieri colmi di colori che nel nero dei loro occhi diventano una luce magnetica.

postato da: monello da Tutti i Bambini Multiblog





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