Remo Bassini, scrittore, giornalista. Molte le esperienze di lavoro, prima dello scrivere: cameriere, operaio, disoccupato, studente universitario di giorno e portiere di notte, attore dilettante, volontario in un carcere, correttore di bozze, giornalista professionista. Dall’aprile 2005 ha assunto la direzione del giornale “La Sesia”. Ha scritto anche su Stadio e su L’Indipendente. E su Fernandel. Ha un blog, tra i più belli e attivi, dove si parla di scrittura a tutto tondo, di scrittura, editoria e lettura: http://remobassini.wordpress.com/ Ha pubblicato: Il Quaderno delle voci rubate (La Sesia); Dicono di Clelia, (Mursia); Lo scommettitore, (Fernandel); La donna che parlava coi morti, (Newton & Compton). Intervista a cura di Ipanema
Innanzitutto grazie, Remo, per avermi concesso l’onore di rispondere alle mie domande sulla tua personale visione della scrittura. Cominciamo con il fuoco di fila:
1. Sei sia scrittore che giornalista: quando hai scoperto che scrivere era il tuo destino, la tua strada? Molti sono i giornalisti che diventano romanzieri. Passaggio obbligato? Due modi di scrivere, due approcci alla scrittura diametralmente opposti o invece assai simili?
Completamente diversi. Io al giornalismo sono arrivato tardi, avevo trent'anni, e alle spalle avevo dei timidi tentativi di scrittura, un romanzo interrotto, poesie. Sono due mondi e due modi diversi di intendere il “raccontare”. Il giornalismo ha regole precise, anche tempi e ritmi precisi e spazi. Esempio: scrivere un pezzo all'improvviso e in fretta, magari in quindici minuti perché altrimenti si ritarda l'avvio della rotativa, e scriverlo a seconda delle indicazioni: a volte avresti tanto da dire, e hai 900 battute a disposizione, a volte hai poco, e ti dicono che devi scrivere 3000 battute. I tempi del romanziere, invece, sono quasi sempre senza vincoli. Ci sono autori che hanno impiegato un decennio per scrivere un romanzo. Comunque è raro che un giornalista sia anche scrittore; non per altro, dopo 12 ore al computer non hai voglia di rimetterti a scrivere, aspettando l'idea.
2. Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile ovunque tu vada? C’è un momento particolare, nella giornata, in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi?
Scrivo di notte, sempre, e ho sempre dietro tanto il portatile quando il bloc notes. I primi due libri li ho scritti alternando la carta al video; gli ultimi due ha scritti esclusivamente usando il computer, evitando i programmi di scrittura che ti suggeriscono i sinonimi, mi sembra folle. L'agenda, piccola da tenere in tasca, però ce l'ho sempre dietro. Può sempre arrivare, improvvisa, un'idea, una frase, anche una lacuna, perché no? Magari leggo una parola che non conosco, così la trascrivo e poi cerco sul De Mauro.
3. Che cos’è per te lo scrivere? Un saccheggiare se stessi e regalarsi al lettore oppure è un calcolato e ragionato modo di far arrivare un messaggio, una denuncia, uno spaccato di vita?
Bella domanda. Credo di saccheggiare me stesso, i miei fantasmi, le mie frustrazioni, magari anche i miei sogni o le mie follie (del resto Flaubert diceva che uno scrittore deve pensare come un pazzo) e, al contempo, cerco, raccontando, di far arrivare la mia indignazione: perché sono e sarò sempre dalla parte dei calpestati. Mi spiego, perché sono tanti i modi per essere calpestati: chi è sfruttato, chi ha pesi dentro che sono macigni, chi è corroso dai sensi di colpa, chi denuncia e viene zittito, ecco alcuni esempi dei miei calpestati.
4. Ami sempre quello che scrivi, dopo che lo hai scritto? Rileggi mai i tuoi libri, dopo che sono stati pubblicati? Ti capita il classico “ma davvero questo l’ho scritto io?” che sembra avvenga in tanti scrittori di successo?
Rileggo solo qualche pagina, a caso. Raramente sono soddisfatto, Solitamente mi auguro che la prossima volta, il prossimo libro, debba essere migliore. O magari questa è solo una scusa: per non smettere mai di srivere.
5. W. Somerset Maugham (Come scrivo i racconti – n.d.r) aveva un taccuino su cui descriveva molte delle persone che gli capitava di incontrare nei suoi viaggi, alle cene, alle feste a cui partecipava. Li dipingeva attraverso dettagli minuziosi, gesti, voci, tratti somatici, espressioni del volto, persino pensieri percettibili solo attraverso un’attenta osservazione. Tu come li crei, come li costruisci i tuoi personaggi?
Per scrivere ho bisogno di stare in mezzo alla gente. Una panchina, un bar, un treno. Ascolto, osservo attentamente. Poi... dimentico tutto. Perché i personaggi che più amo sono nati dalla mie viscere. Ti dirò di più: li vedo solo mentre scrivo, so se sono pettinati o no, se sono eleganti o maldestri, nudi o vestiti, ma poi, finita la scrittura, sono volti che faccio fatica a ricordare. E questo mi spiace. Li sento dentro, ma è come se avessi perso un rapporto fisico che del resto non c'è mai stato: perché anche quando descrivevo una carezza, un amplesso, io ero comunque intento a pestare i tasti di questo portatile.
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Generalmente io leggo italiano. Da sempre. Lo so, si dovrebbe leggere di tutto, ma non ne posso fare a meno. Quando vedo un nomeecognome italiano, non so resistere. E compero il libro. In genere, per gli italiani vado a occhi chiusi, mentre per gli stranieri mi informo all'inverosimile. Leggo la storia degli autori, le recensioni, ascolto i pareri di amici e parenti. Che si tratti di una Kathleen Smith qualsiasi o di un ben più famoso Wilbur, devo prima saggiare il terreno. Con gli italiani, invece no. Compro e leggo. E poi magari lascio stare perché non ne vale la pena, certo.
Ultimamente sono stata presa dalla febbre del Fantasy. Vuoi perché è un modo per dialogare di scrittura e lettura con mio figlio più grande e con quello più piccolino, vuoi perché comunque il fantasy è un bel mondo parallelo nel quale rifugiarsi quando si ha voglia di evadere. Leggere per me è evasione, è avventura, è estraniazione. Niente di più bello di un mondo che non c'è nella realtà, per fare tutto ciò. E con la smania del fantasy dell'ultimo periodo, ho abbinato la mania di leggere italiano. E sono molto contenta di ammettere che leggere fantasy italiano vale la pena! La mia libreria trabocca ultimamente di nomi italiani come Licia Troisi, Milena Debenedetti, Francesco Falconi, e Andrea D'Angelo. Di cui ho letto con interesse le dispense scaricabili da internet sullo scrivere fantasy "Un nuovo mondo". Adesso ho sul comodino e sto leggendo con vivo interesse il suo ultimo romanzo "La Rocca dei Silenzi". Sono appena all'inizio, ma si tratta di un'inizio alquanto promettente. Scrive con sicurezza, con studiata maestria nel abbinare aggettivi e sostantivi, dosandoli senza strafare e resistendo alle tentazioni fin troppo facili di impreziosire lo stile con svirgolate stilistiche gratuite. Una scrittura pulita, dunque, essenziale, ma molto efficace. Sicuramente accattivante e intrigante. Da tenere in considerazione. Sul blog di D'Angelo una classifica molto interessante sugli autori fantasy internazionali da leggere e da seguire con attenzione. E' interessante la classifica di D'Angelo, ma anche quella che altri autori emergenti hanno stilato nel blocco commenti. Per chi ama il fantasy, tutti questi sono blog e siti web da tenere registrati nei preferiti.
Dal Blog di Barbara Garlaschelli un'altra interessante iniziativa che riguarda la scrittura:Amo i racconti. La mia carriera di scrittrice è cominciata con un libro di racconti. Faulkner sosteneva che scrivere racconti è la cosa più difficile dopo la poesia. E più il racconto è breve, più le difficoltà crescono. E' difficile raccontare una storia in poche righe. Una storia compiuta, intendo. Ci vuole ritmo, scrittura, equilibrio, intensità, disciplina.
La sfida/proposta è questa: scrivete UN SOLO racconto che non superi le 30 righe (la classica cartella 30 x 60 ovvero 1800 battute) riguardante un episodio della vostra vita che ritenete significativo quindi deve essere un racconto autobiografico o di fantasia ma comunque in prima persona. Mandatelo via mail a questo indirizzo cortosipuofare@gmail.com. Le giurate siamo io e Daniela Losini. La scadenza? Entro il 31 gennaio. >>>> continua a leggere sul Blog di Barbara Garlaschelli <<<<
Be', che dire... se non fosse che non so scrivere racconti brevissimi, parteciperei. Ma poiché amo anche leggere, mi diletterò nel vedere le proposte che saranno pubblicate in quel blog davvero interessante! 
Un laboratorio di scrittura, riservato a chi, avendone già dimestichezza, desideri sperimentare, crescere e maturare attraverso il confronto tra varie tecniche narrative. Si apre a Milano, in via Gluck 59, presso la sede della Giovanni Tranchida Editore, il primo OpenLab, laboratorio di scrittura aperto, un’iniziativa che nasce in collaborazione con la Magnolia Italia, rivista online di narrativa contemporanea e la Giovanni Tranchida Editore. Curatori del laboratorio e delle lezioni tecniche di scrittura creativa, Heiko Caimi, Roberto Betz e Giuseppe Ciarallo, scrittori.
Il laboratorio è rivolto a tutti, gli incontri, che si svolgeranno sei volte l’anno sempre di sabato, sono assolutamente gratuiti e strumento validissimo per chiunque abbia la necessità di cimentarsi con la scrittura e sia desideroso di metterla a confronto con gli stili e le tecniche di altri sotto la supervisione di professionisti dello scrivere.
Non esistono obblighi di frequenza, agli incontri si può partecipare o interromperne la frequentazione in qualunque momento.
Unico requisito: il presentarsi con almeno un nuovo testo (che va inviato via mail all’indirizzo: heikohc@gmail.com), sia esso un racconto, una recensione o un testo teatrale.
I testi migliori selezionati dai docenti saranno pubblicati sul sito di Magnolia Italia e quelli ritenuti di maggior valore pubblicati dalla Giovanni Tranchida Editore,
Data del primo incontro del 2007: sabato 24 febbraio 2007
Data del secondo incontro del 2007: sabato 21 aprile 2007
Orario: 14.00 – 18.00
Indirizzo: Milano, via Gluck 59
Curatori del corso: Roberto Betz, Heiko H. Caimi, Giuseppe Ciarallo
Per informazioni e iscrizioni: Tel. 02-66802270 (dal lun. al ven. ore 14,30/19,30)
Fax : 02-69003425
e-mail: forrester.tranchida@gmail.com – heikohc@gmail.com – magnoliaitalia@gmail.com
Siti di riferimento: www.tranchida.it www.magnoliaitalia.net
Cavoli, fossi di Milano, andrei al volo!
Sul blog di Fiae LiviaR, una delle partecipanti al nostro laboratorio autogestito, che sta frequentando il seminario tenuto da Davide Bregola per la Piccola Scuola di Scrittura di Giulio Mozzi, racconta le sue impressioni e quanto apprende mano a mano che le lezioni si fanno sempre più intense. Vale la pena leggere, per capire per lo meno cosa ci si aspetta da un seminario di scrittura creativa.